Appare
sempre più chiara la necessità di partire dal concetto fondamentale di dottrina
sociale della dignità della persona umana: se l’uomo è segno altissimo
dell’immagine divina, se questo segno è dato dalla sua libertà soprattutto,
ecco allora che la società degli uomini non può avere altro tessuto connettivo che
quello della carità, una carità ovviamente che va ben oltre una solidarietà
esistenzialmente necessitata. La carità, oltre che valore centrale dell’etica
cristiana, è anche fonte inesausta di una vera civiltà.
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giovedì 10 luglio 2014
giovedì 3 luglio 2014
Superare la deprecabile consuetudine del "così fan tutti"
Svegliarsi nella coscienza è necessario
affinché si superi la deprecabile consuetudine del così fan tutti. Il clientelismo, vizio recidivo
di ogni società, che genera connivenze e, quindi, coscienze dormienti, indica
il rapporto tra chi, pur godendo dello status
libertatis, si trova in condizione di dipendenza da un patronus e
s’innesca, così, un legame di equivoca dipendenza. Le relazioni patronus
- connivente, sono penetrate nel
cuore delle istituzioni, creando scambi interpersonali, quand’anche scambi tra
le organizzazioni per l’utilizzo delle risorse, elementi che hanno promosso la
formazione e il mantenimento di clientele.
giovedì 12 giugno 2014
Dialettica e metodo: urge in politica conoscere la verità, ma anche saperla comunicare
La peculiarità umana consegna l'uomo alla dialettica,
al dialogo, all'infinito procedere della ricerca, e il vantaggio della
comunicazione orale consiste nel fatto che essa, a differenza di quella
scritta, concede al discorso una infinita capacità di rivedere se stesso: l'uomo
ha la capacità di cogliere la verità, tuttavia ciò che rimane provvisorio è la
sua formulazione nei logoi, nei
discorsi, poiché l'uomo è calato in un divenire da cui non può svincolarsi.
Di fatto la condizione dell'uomo fa sì che non abbia accesso diretto alla
verità eterna, seppure animato da una condizione di perfettibilità.
martedì 20 maggio 2014
L’essere umano è chiamato ai doveri prima che ai diritti
La disponibilità del potere politico a
tempo illimitato è causa di ogni nocumento umano. Non si può lasciare, e per
lungo tempo, che il potere di gestione della cosa pubblica viva in mano di
pochi che lo gestiscono per il proprio beneficio clientelare, e a danno della collettività
sofferente. Il sistema politico creato implode del suo stesso male: il
clientelismo. Dove sono finiti i doveri? È lecito parlare solamente di diritti?
Questo ha portato al garantismo illimitato che salvaguarda il malfattore a
tutti i costi. Chi tutela le vittime che oltraggio hanno subito? Senza una pena
certa da dare a chi crea danno agli altri, si alimenta sfiducia e rassegnazione
e non più credito, invece, al nobile senso della giustizia umana.
mercoledì 7 maggio 2014
La proprietà privata compete alla natura sociale umana
Perché il sistema politico mitiga lo
sviluppo economico? Perché frena in modo innaturale lo sviluppo delle
imprenditorialità sui territori? Perché si è alimentato un senso distorto di
economia che ha determinato lo schianto di interi Stati, quando invece l’unione
degli Stati nell'Europa è vantaggio grandioso per lo sviluppo di ognuno, e si è
scivolati verso una crisi mondiale, che ha causa proprio nell'uso contorto del
denaro, di un sistema finanziario esploso per il suo stesso fine: soldi fanno
soldi, fino a che, evanescenti come nubi, si sono liquefatti.
sabato 3 maggio 2014
La società politica non sostanza, piuttosto relazione per un bene comune
Con il
linguaggio politico moderno è assai facile non avere conoscenza e comprensione
di quanto si discute. È addirittura possibile rimanere nella più totale
ignoranza delle cose, il motivo è dato dal fatto che nemmeno chi discute molte
volte ha scienza e conoscenza di ciò di cui tratta. Consideriamo il termine di
“Stato” per capire anche di che cosa noi ci nutriamo, se il nutrimento è di
verità conoscitiva, capace di farci edificare e ragionare su eventuali mutamenti
e opportunità di trattamenti nella vita del bene comune, oppure se il
nutrimento è legato all’appagamento del momento del proprio bene del soggetto
politico, con contorno di volontaria ignoranza delle cose e l’aggravante della
permanente generalizzata non data conoscenza.
lunedì 14 aprile 2014
La forza dolce e pervasiva dell’Inno all’Amore
“Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma
non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che
strepita. E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi
tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma
non avessi la carità, non sarei nulla. E se anche dessi in cibo tutti i miei
beni e consegnassi il mio corpo, per averne vanto, ma non avessi la carità, a
nulla mi servirebbe. La carità è magnanima, benevola è la carità; non è
invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non
cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non
gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità.
sabato 5 aprile 2014
Nostalgia del fanciullino, della grazia poetica nell’uomo
Anche se nel nostro tempo si è un po’ eclissato, in
ogni uomo c’è un fanciullo capace di commuoversi, di sperimentare quotidianamente
emozioni, sensazioni nuove. Tuttavia, sembra non ci sia tempo per sperimentare
emozioni e sensazioni nuove: la corsa forsennata del momento storico che
viviamo, iper tecnologico, detta altri ritmi da cui vengono sottratti elementi
che più caratterizzano la sostanza umana, ciò che rende Persona non di atto ma
di actio.
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