sabato 23 maggio 2026

Legalità, critica morale, diagnosi sociale: non si tradisce ciò che di migliore si può diventare

La cultura della legalità è emblema di civiltà, solo nella conoscenza rende giusti e liberi. Quando l’ingiustizia – inganno –, cerca di mascherarsi di norma – tradizione –, la resistenza diventa un dovere morale, poiché con Giovanni Falcone, “Quando capiranno di non poterti né superare e né uguagliare, cominceranno a sporcarti”. La libertà autentica, dunque, richiede una più ampia visione, che consiste nell’aprirsi a ciò che ci trascende, senza timori reverenziali, di nessun genere!

Ci sono paesi in Calabria i cui governanti cooperano alla crescita del territorio, pongono attenzione ai bisogni dei cittadini, eccellono per dedizione durante il loro mandato. Al contempo, ci sono paesi in cui i governanti, le cui penombre non rendono sempre chiaro chi siano, cooperano alla involuzione del territorio, lasciano passare il tempo in quello che S. Caterina da Siena chiama ‘sonno della negligenza’, annichilendo prospettive di servizio, avallando mistificazioni socio/culturali, rendendo il paese una barzelletta pubblica, nella spasmodica tendenza di marchiare il territorio con fanfaluche indebite. Mi è sorto il dubbio se il senso istituzionale, di legalità, in certa politica, soprattutto in alcuni amministratori che indossano la fascia tricolore, sia recepito come attività teatrale, dato che in più di qualcuno si riscontrano oltre che lauta ignoranza, qualità da commediante.

Ci sono paesi, inoltre, in cui si evita la complessità dell’impegno preso, e paesi in cui eventi e feste religiose, sono riusciti a farli diventare ‘qualcosa d’altro’, rasentando l’illegalità, avverso la cosa pubblica, avverso il senso del sacro, orchestrati a precipuo uso di distrazione di massa, o di alterati servigi personali. Manifestazioni di insano potere cacofonico, accessoriato da feticci lasciati passare come ‘tradizione’, chiara esposizione di ‘inchino’ all’analfabetismo criminale, alimento di ossessioni, oltraggiosa superstizione, tollerati da compiacenze sistemiche, omertose, avverse a ogni senso istituzionale, spirituale e di legalità.

Alla mancanza di responsabilità etica, a cantonate storiche e malversazione, è ora che si contrapponga servizio e rispetto per le Istituzioni legali, qualità professionale, degna istruzione, competenza. È l’onestà intellettuale il valore attrattivo di un territorio, il valore che fa la differenza e che diventa espressione di dignità capace di affrontare la verità liberandosi da assurde, quanto disoneste, convenzioni sociali. Occorre riscattarsi da retaggi che condizionano alla miserabile dipendenza della prepotenza.

Mi chiedo ancora come certa gente presti il fianco e si svenda al ‘marciapiede’ come fosse una bella idea. Del vergognoso egocentrismo dell’ignoranza, affine per l’agire ai 'Lollò Zirafa di Calabria’, consiglio lettura de “La giara” di Pirandello, hai visto mai che se ne comprenda morale.

È necessario riscattarsi da entità cacofoniche, mutuate da sistemi di potere opaco, invertito. È necessario svincolarsi da società che hanno accettato di essere tradite e governate da improvvisazione, resesi muro di gomma farcito di miseria morale. Quando si mente e si fa della menzogna la propria ragione di vita, si è smesso di vergognarsi, e tale agire non merita alcun rispetto, né ruoli istituzionali, richiama solo indignazione per il grave torto operato verso gente onesta, e al territorio che non è un bene privato ma pubblico. Credere di rimanere piegati sul proprio sacello di grossolanità, nella smania di farsi beffe del diritto, è mero frutto di stupefacenti. Chi asseconda ciò rende fallito il mandato elettorale e delinea come contro natura il relativo ruolo.

È necessario andare oltre sistemi che smerciano insolenza, relativismo, apparenza di vita sociale, vuoto di sostanza politica, assenza di responsabilità etica, degrado ambientale, e che si ergono, citando il card. Battaglia, a “menzogna educativa, falsa promessa, furto del futuro”, nella tensione di manipolare il potere, pretenderlo con la forza, l’intimidazione, infettando l’informazione ad alimento di raggiri. Quale Stato di Diritto approva ciò? A quale forma di legalità fa capo?

È ora di iniziare a costruire sui territori, vessati da anacronistico inviluppo, una narrazione politica, una visione morale, autorevole. Nessun attacco alla tradizione semmai alla sua ormai esplicita incongruenza. Nessuna critica al folklore ma a una falsa religiosità diventata maschera ‘interessata’, votata ad allontanare da Cristo, dalla verità, nell’insana azione di disgregazione dietro cui si muovono: interessi di potere locale, logiche clientelari, dividendi privati, divise ‘divise’, squallidi arrivisti/e, reti di consenso che nulla hanno da spartire con l’impegno verso il Bene Comune.

E poiché Aquila non captat muscas, credo opportuno per il Bene Comune - nell’odierno giorno della Legalità - palesare sdegno per ingiustizia che si alimenta con silenzi complici; sdegno per mediocrità politica e sua incuria; sdegno per involuzione dell’evangelizzazione; per degrado morale; per improvvisati quanto traversi ciarlieri di culti e storie invertite. L’agire incongruente morde la compagine sociale, cerca di polverizzare il frutto di onesto lavoro, ambisce a schiacciare i valori umani più alti, divulga ottusità che usa nel vano tentativo di annientare la dignità umana. In una società civile il punto di riferimento per l’agire politico è la legalità; per l’agire religioso è la fede. Ciò esula dall’essere ruffiani di servil patio.

Narrazioni tossiche alimentano sistemi malsani e danneggiano territori. Chi è capace di intercettare la propria coscienza abbia coraggio, si scusi del male co-prodotto poiché taciuto. Inizi a indignarsi seriamente per la complicità operata a nocumento di onestà intellettuale e di territorio reso platealmente risibile. Da un sistema moralmente infetto, che nega l’evidenza, occorre non solo prendere le distanze, determinare esegesi, ma anche superarne l’ignominia con la verità, l’onestà distinta, valoriale, dei propri meriti. In questa visione la Cultura rimane indispensabile forma civile, capace di rivoluzionare lo status quo, in grado si schiodare sistemi dannosi a ogni progresso umano.

Le significative parole pronunciate da papa Leone XIV durante la visita alla Sapienza, Università di Roma, incoraggiano: “Abbiate sempre speranza nella possibilità di costruire un mondo nuovo”, confermando che Non si tradisce ciò che di migliore si può diventare, (Aristotele, Etica Nicomachea, IX, 8), sarebbe la negazione di un’esistenza degna di essere vissuta, capace di proporre costrutto morale, autentico servizio, onestà intellettuale, voce d’una grandezza libera capace di trasmutarsi in una grande opera!

Libro disponibile al link 👉 DISTINTA E DISTANTE. Ode di libertà 



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