martedì 2 giugno 2026

L’ancor giovane Italia e la visione di una finalità spirituale della politica

Amate la Patria, l’Italia: amatevi dall’estrema Sicilia all’Alpi. Se Roma fu grande nel passato colle armi e colla parola, lo fu per l’Italia, perché cercò d’unirla sotto la sua bandiera. Predicate dunque a tutti gl’Italiani di seguirvi, stringetevi assieme; e non dubitate che Dio sarà con voi. I migliori intermediari fra Dio e gli uomini sono le buone azioni. L’Evangelio, quel libro tanto citato e tanto dimenticato, v’ha detto che quando sarete in molti congregati nel nome suo, e nell’amore, il suo spirito discenderà sopra voi. V’ho detto: amate; ora vi dico: siate forti! se no, non potete amare. 
Il codardo, lo schiavo non ama, perché non può proteggere l’oggetto dell’amor suo. Dio solo ama immensamente la sua creatura, perché onnipotente. Fatevi dunque forti, o fratelli; forti in armi, forti in concordia, forti in volontà, volontà ferrea, indomabile, che nessuna forza possa mai vincere. Insieme combatteremo; insieme moriremo, se occorrerà; ma noi, fratelli, uniti, non moriremo; vinceremo, siatene certi. Dio e il Popolo sono invincibili.
- Discorso pronunciato da Giuseppe Mazzini, la sera del 6 marzo 1849 dall’Albergo “Cesari”, in via di Pietra, al popolo di Roma -

Tale ardore risorgimentale di Mazzini induce a riassaporare una visione di lungimiranza, trasmutata in ammirevole fervore per la Patria libera, grande opera voluta da uomini liberi. Contestualmente, occorre ricordare l’esito del referendum che il 2 giugno 1946 sancì la Repubblica, tempo di riconquistata libertà da un assurdo regime di potere distorto, capitanato da un personaggio gradasso, ammantato di ipocrisia sociale, capace di far pagare al Popolo Italiano per la sua follia fascista un gravoso prezzo umano, e dilagò menzogna, corse sangue e corsero lacrime. È necessario, ancora oggi, mentre l’Italia festeggia i suoi 80 anni di Repubblica, riscoprire, in politica, la bellezza delle parole ‘servizio’, ‘competenza’, ‘lealtà’, per non inficiare la libertà conquistata.

Oltre ciò, concordo con la visione di Alcide De Gasperi che, in linea di principio, non fu contraria alla Monarchia, anzi, come lui, ritengo che tale forma di Stato sia più adatta alla situazione politica italiana. Motivi di realismo politico – nonostante il computo di schede referendarie forse troppo precipitoso – hanno determinato la scelta della Repubblica. Bene. Tuttavia ciò non può essere disgiunto dal dato storico del 17 marzo 1861: l’unità del Regno d’Italia. Giuseppe Mazzini fu l’ispiratore ideale, per primo accese il sentimento nazionale, l’idea di una Italia unita e indipendente, e occorre non dimenticare che lo stesso sentimento fu in Carlo Alberto, come anche in Vittorio Emanuele II di Savoia, Padre della Patria, Primo Re d’Italia.

Una onesta revisione storica non può prescindere dalla voluta unità d’Italia, certo è necessario scindere situazioni, prendere distanze da ciò che inficiò al Bene Comune. L’intelligenza politica sa essere lungimirante quando mette da parte le preferenze personali, opera scelte che in un dato momento temporale si giudicano necessarie, opportune, nell’interesse della unità nazionale. Lo stesso principe Umberto di Savoia disse ad Alcide De Gasperi che il bene della Patria, conseguente al referendum che sancì la Repubblica, doveva essere anteposto a ogni altra questione. E non bisogna, comunque, dimenticare errori ma anche benefici: la Monarchia Costituzionale Italiana era già un’istituzione di libertà, lo Statuto Albertino del 1848 fu la prima costituzione democratica d’Italia. Ancor più non bisogna in alcun modo confondere Monarchia e fascismo, quest’ultimo espresse tutta la sua sistemica brutale miseria appiattendo quelle libertà che, per quasi un secolo, la Monarchia Costituzionale aveva garantito. Dell’attuale celebrazione degli 80 anni della Repubblica, al cui interno ne abbiamo vissute due/tre, occorre considerare la spesso fragile stabilità politica, le bandiere dei partiti, e loro rappresentanti, che non poche volte si sono anteposti all’interesse della nazione; la fragile tenuta democratica per scarso ardore pro aliis; l’alterazione del potere politico troppo spesso dimentico dell’essere a servizio dello Stato, e che rimane impunito con impudenza. La storia rende chiare le questioni sociali e, oltre ogni tentativo legato a paventate ‘autonomie differenziate’, occorre fare tesoro delle conquiste politiche costate sangue per avere l’Italia Unita in una Monarchia Costituzionale, indi l’Italia referendaria che ‘scelse’ di farsi Repubblica.

Con l’autorevolezza della cultura si illumina la conoscenza, seme attraverso cui si è capaci di dare voce d’umanità politica, dignità ai territori, riscattandone identità, creando progresso, pace sociale, oltre ogni volgare arroganza, alimento di mera ignoranza. E, attenzione: la storia insegna che i popoli vengono facilmente fomentati dall’insipienza, dall’incapacità critica, dalle interpretazioni particolari, dalla superstizione. Ciononostante, analisi acuta consente di acquisire conoscenza con compiutezza, apprezzarne profondità, rendere onore a progresso e conquiste di libertà. La nostra Italia si ama, come ogni sua ramificazione territoriale. Il giurista J. Story sosteneva che le repubbliche vengono create dalla virtù, dallo spirito pubblico e dall’intelligenza dei cittadini. Al contempo falliscono quando i saggi vengono banditi dai consigli pubblici, perché osano essere onesti, e gli sconsiderati vengono premiati, perché adulano la gente, in modo da poterla tradire. Ogni progresso civile necessita di coscienza civica, serietà, dignità, sensori attivi per perseguire più congrua giustizia sociale, in un processo semantico di svelamento del bene comune.

Occorre osare onestà, farsi promotori di verità ascoltando lo scalpitio della coscienza poiché, scrive Papa Leone XIV in Magnifica Humanitas, 25: “La verità non è un territorio da difendere, ma un bene da condividere”. E auspico che lo stesso desio mazziniano pervada la politica in Italia, penetri quei cuori e intelletti la cui tensione è compiutamente intrisa di sinderesi. Soprattutto si levino tranquilli gli occhi sugli altrui volti, senza temenza, al fine di effondere dall’animo proprio il prestigio che mai comanda, piuttosto attrae rispetto. Ciò che noi siamo, e stiamo diventando, è ordinato all’Eternità, può venire compreso alla luce dell’Eternità. Il fine della politica non è il potere, come fu per Machiavelli, ma è il bene comune storico: il primato è alla persona, la dimensione spirituale ne è fondamento, si postula così l’auspicio di una finalità spirituale della politica. Auguri ITALIA!



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