Sulla Comunicazione Sociale

 Intervista a Maria Francesca Carnea sulla Comunicazione sociale
di  Antonello Ruggieri
 

Si sente sempre più spesso parlare di responsabilità sociale e di comunicazione sociale, cosa s’intende?
Effettivamente, il panorama della comunicazione sociale è multiforme, notevolmente variegato nelle sue peculiarità e propaggini.

C’è un fattore comune?
Certo, ci sono (o ci dovrebbero essere) elementi di carattere pedagogico-informativo  e l’obiettivo di sensibilizzare al rispetto di un determinato aspetto, al fine di trovare modalità per agire su di esso e migliorarlo.
L’intento è di rendere reattiva la collettività rispetto agli effetti dannosi di determinati comportamenti.  
Così è stato per l’ecologia o, più recentemente, per le politiche di accoglienza.
Bastano questi esempi per comprendere che dentro la comunicazione sociale albergano attività che promuovono valori o benefici. 

A cosa serve la comunicazione sociale?
È evidente  che la comunicazione sociale è il modello di comunicazione del terzo settore, ma è molto presente in istituzioni, regioni, comuni, associazioni non profit, come anche imprese private che attuano iniziative di carattere sociale e non direttamente orientate a un profitto economico.

Come si colloca la comunicazione sociale al servizio di questi valori?
Per me, la cura del bello espressivo, della parola pensata a servizio della verità e della vicenda storica, nei diversi ambiti culturali e sociali, tocca il cammino e la vita dell’uomo, da cui non può astrarsi il pensiero e la ricerca scientifica, che sono la mia specializzazione professionale, nemmeno possono astrarsi le aziende e le imprese, le diverse tipologie applicative dei media, il mondo dell’economia in genere.

C’è più idealismo o scienza nella comunicazione sociale?
Formazione e informazione scientifica crescono insieme. Gli obiettivi dell’offerta comunicativa puntano dunque a valorizzare “il soggetto promotore”, fidelizzando l’ambito di competenza operativa proprio sulle affinità intellettuali, avvalendosi del rapporto tra linguaggio e immagine che, nella comunicazione, ha una storia antichissima.

La comunicazione sociale è diffusa in Italia?
Certo, anche se non ha espresso ancora tutte le sue potenzialità. Infatti innumerevoli novità si collegano a svariati temi del quotidiano vissuto, della scienza intellettuale e dell’informazione culturale. Nella comunicazione è la risposta esaustiva, testante veridicità propositiva, di molti settori della cultura, con novità di linguaggio comunicativo che coinvolgono Università, Istituti formativi, Centri di Ricerca.

Come si caratterizza la tua attività di comunicatore sociale?
Il proposito fondamentale della mia comunicazione sociale racchiude un fine di costrutto operativo univoco, capace di individuare i punti focali per una cooperazione produttiva, congrua, valente esortazione per un percorso favorevole di crescita e affermazione.
Partendo dalla Comunione d’intenti si arriva all’Azione e quindi all’attivazione di una programmazione su più fronti della produttività imprenditoriale, la cui efficacia sociale si presenta, pertanto, trasparente oltre che coesa.

Non è difficile coniugare idealismo e prassi professionale?
Non proprio, perché seleziono accuratamente le proposte di cui occuparmi. Personalmente, credo fermamente che una buona comunicazione diventi strategica per progettare con coerente filosofia di pensiero, una meta comunicativa di persistente impegno solidale, sviluppando la base delle risorse, sia umane sia economiche, testimoniando così autenticità.
Questo tipo di comunicazione si caratterizza per la sua vocazione civile e sociale, per il fatto di collegarsi a temi vicini al benessere collettivo, capace di sensibilizzare l’opinione pubblica nell’affrontare quesiti di carattere e interesse sociale, partendo dal mutamento, contestuale miglioramento di atteggiamenti e comportamenti degli individui e dei gruppi sociali.
La comunicativa diviene perciò elemento considerevole, aggregante, poiché espressione di una comunicazione responsabile, attraverso cui l’impegno etico al sociale aderisce e si consolida in operosità produttiva.