sabato 6 giugno 2026

Merano Wine Festival: la Regione Calabria e Cirò ripetono l’improponibile errata ‘politica’ sulla storia di Luigi Lilio

Presso la Cittadella - Regione Calabria -, il 4 giugno u.s., si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del Merano Wine Festival 2026. È andata in scena la rappresentazione teatrale: dal celebre film “La banda degli onesti”, una banda di ‘impeccabili’ che fabbricavano banconote false. Il soggetto dovrebbe essere il vino ma, nel caso di specie, il fabbricato -per Cirò- è un personaggio storico Luigi Lilio, assunto a sua insaputa, come attore principale, per ricoprire un ruolo che non può avere. Suggerisco adozioni più appropriate e attinenti all’argomento Vino se è questo il reale interesse dell’evento. Il Vino è l’argomento da promuovere, il Vino, frutto del sudore dei contadini, dei viticultori che nei secoli hanno mantenuto e permesso una qualità di prodotto alta!

Personaggi della rappresentazione: Gianluca Gallo Ass. Agricoltura, Mario Sculco, Sindaco di Cirò, Maria Grazia Panebianco, Sindaco di Cirò Marina, Luca Mauro, Sindaco di Melissa, Helmuth Köcher, patron del Merano Wine Festival, Carlo Siciliani, Presidente del Consorzio di tutela e valorizzazione dei vini Cirò e Melissa, Fulvia Caligiuri, Direttrice dell’Arsac, Sergio Ferrari e Domenico Giannetta, Consiglieri regionali; da tenere in conto informazione compiacente, prolissa comunicazione a trazione Lenin Montesanto, un evento fatto passare come evoluzione internazionale alla “Noi cita, loro tarzan”. Mai viste, sentite tante lingue lastricare inconsistenza di genialità albergante una similpolitica auto celebrativa, votata al proprio ombelico, basta vivere il territorio per capirlo. Ma andiamo per ordine.

Non si può legare, come vorrebbe il sindaco M. Sculco, un dato storico reale, sussistente, cioè il Vino, con un dato storico riscontrato essere insussistente, irreale, cioè Luigi Lilio. È una forzatura priva di fondamento il connubio, fa perdere di credibilità al Vino stesso, che non può essere annacquato con dato appurato infondato, come anche alla credibilità di Cirò. Due domande se le dovrebbero porre: i signori della Regione Calabria che finanzia iniziative, il patron del Merano Wine Festival, ma soprattutto i viticultori dopotutto il lavoro di produzione è loro, e proprio a tutela del loro prodotto occorre capire cosa si propina, ma da sobri. La Cultura è l’unica arma per far emergere l’improprio, abbiatelo chiaro!

Il sipario, su questa scia forzata, per Cirò si era aperta nel marzo u.s.: una farsa cerimoniosa svolta in cittadella, coinvolta all’indottrinamento diseducativo anche la scuola, rappresentazione che ha celebrato la giornata regionale del calendario, in cui il rodato circo magico di Forza Italia ha forzato la storia: la circostanza è stata la supposta ricorrenza dei 450 anni della morte di Luigi Lilio, con la realizzazione di un basso rilievo raffigurante un volto attribuito a Lilio, nonostante non sia conosciuto. Peccato, inoltre, che di Luigi Lilio, anno di nascita e di morte non sono appurate anzi, studi approfonditi, e dalla sottoscritta pubblicati, ne modificano impianto e tempi. A tale cantonata, fa ora seguito il previsto evento Merano Wine Festival in cui il primato dovrebbe averlo il Vino, ma sembra che, a distrazione di massa si debbano confondere le clientele, per cui il traino lo fa per Cirò il personaggio non cirotano e non calabrese – Luigi Lilio – assunto a insolenza di ogni buon senso sia culturale, sia politico. 

Che grado di credibilità si vuole seminare?! Davvero si crede di non dare conto di tanto improprio, o di trattare il paese di Cirò come proprietà privata? Chi scrive è di Calabria, sono di Cirò e voglio vedere la mia terra meno risibile, meno usata da appropriazioni storiche improprie, meno vessata soprattutto sul fronte culturale, con più competenza nella sua amministrazione. Siamo circondati dalla bellezza del creato, si fa di tutto per oscurarne persone e splendore.

Ma ritornando al teatro: l’imbarazzo sorge quando, nonostante la storia documenti altro, e cioè che Luigi Lilio non è di Calabria ma è dell’Umbria, l’ass. Gallo oltre la cantonata del quadretto per l’ ipotetico 450° anniversario della morte, peggiora il dato storico asserendo che Antonio Lilio, supposto fratello di Luigi, consegnò il progetto di riforma al papa durante il Concilio di Trento. Ascoltando, non sapevo se piangere o ridere. Ho preferito ridere. Errore storico gravissimo, ma tutto ha il suo perché. 

Il Concilio di Trento si tenne dal 1545 al 1563 e a succedersi in quel tempo furono cinque papi: Paolo III ha convocato e inaugurato il concilio nel 1545. Giulio III ha riaperto i lavori nel 1551. Marcello II per poche settimane nel 1555. Paolo IV che ha guidato la Chiesa fino al 1559. Pio IV ha presieduto la fase finale del Concilio di Trento che ha chiuso solennemente nel 1563. Il calendario Gregoriano viene promulgato in un tempo assai successivo, nel 1582, e il papa che chiese alla Commissione di elaborare la riforma era Gregorio XIII, da cui prende il nome il Calendario stesso. È evidente l’imbarazzante incongruenza di date. Il goffo tentativo di inculturazione, con strumento Lilio, è presto chiarito: Merano, Trentino, Alto Adige, Lilio, ecco forzata la congiunzione lunare, e l’assonanza è fatta: il Concilio di Trento, accomunato senza fondamento con Lilio e siamo tutti con l’anello al naso. 

Luigi Lilio, non centra nulla con il Concilio di Trento, non è stato un inventore, come l’ass. Gallo insiste a definire evidentemente senza conoscere la storia del personaggio, ma lo posso capire, gliela raccontano male. Tuttavia l’ass. Gallo dovrebbe sapere che per conoscere la storia non si smanetta sulla rete, ma si studia sui libri, quelli su cui gli studiosi sudano per rendere la Storia autentica, non circostanza ad uso improprio. Asserire di aver parlato di Lilio al patron del Merano Wine Festival e averlo visto subito smanettare sulla rete per cercarne notizie, non è il massimo della conoscenza. Credere di conoscere smanettando sulla rete è un’offesa verso gli Studiosi, verso quanti della conoscenza hanno fatto valore di vita, di verità, di sacrificio. I territori si nobilitano con la verità, soprattutto da parte di Enti pubblici, si nobilitano con la sana cultura. Di ignoranza da sopportare il popolo di Calabria non ne ha bisogno, e la sottoscritta non ne tollera oltre! La chiarezza rende tutti più evoluti.

Luigi Lilio è primo autore del calendario Gregoriano, la sua origine si è erroneamente ritenuta fosse di Calabria, di Cirò. Dal 2019 pubblico a riguardo. Ne portai narrazione all’attenzione del presidente R. Occhiuto. Gli studi, volutamente ignorati anche dall’amministrazione comunale di Cirò, ma non è una novità, hanno appurato che Luigi Lilio non è di Calabria, tanto meno di Cirò, ma è originario dell’Umbria. Inoltre, il Calendario è stato promulgato a Frascati e non a Monte Porzio Catone. L’argomento è complesso ma tanto basta, in questa sede, a dare contenuto della meraviglia storica.

Capisco che è molto impegnativo studiare e che alla politica richiede troppo impegno, visto la superficialità dell’agire, però saltare da palo in frasca, smanettando, porta ad affermare l’errato, il che non rende alcun merito alla verità storica il cui fine non è affatto, per una Regione, o per il paese di Cirò attribuirsi personaggi, ma perorare Onestà Intellettuale, almeno avere la grazia di una ‘discrezione’ da tenere in conto per il bene comune. Luigi Lilio non è un mid, su cui la ‘compagnia’ insiste, semplicemente perché non è calabrese, e non si fa calabrese perché lo dice la similpolitica che non studia. La forzatura di ‘fatti’ è metodo usato da un fare arrogante e disonesto, o sbaglio? Al massimo un argomento si confuta, come la sottoscritta con chiarezza ha fatto.

Occorre amare la propria terra, la propria gente, onorandola con rispetto e responsabilità etica. Può la Regione Calabria investire soldi pubblici per storie che danneggiano in credibilità il territorio? La politica vuole un popolo edotto o sedotto? La Calabria non ha bisogno di forzature, la sua storia e contenuti sono una meraviglia per tanti aspetti ancora da esplorare. Gli investimenti opportuni sono da fare nella direzione della verità, sana cultura, legalità, le clientele e furberie sono dannose al territorio. Vale la pena fare pulizia, operare scoperchianza da modalità che danneggiano e ridicolizzano Cirò e la Calabria, facendole perdere di credibilità e fiducia.

Lo ricordo ancora una volta: è l’onestà intellettuale il valore attrattivo di un territorio, il valore che fa la differenza e che diventa espressione di dignità capace di affrontare la verità, liberandosi da assurde quanto disoneste convenzioni sociali. Non mi piegherò mai al silenzio che tutto l’apparato sistemico del circondario socio-politico-religioso vorrebbe imporre in un sistema gattopardesco. La politica deve fare la politica, operare per il bene comune non particolare, cioè servire e non servirsi del proprio ruolo, e certamente non può stabilire la verità storica di personaggi storici a uso capzioso. Di politica mediocre la mia terra non ha bisogno. Urge competenza, studiare, soprattutto avere rispetto per chi ne opera bontà, con merito non clientelare, ma impegno intellettuale onesto.

Ai signori della ‘compagnia’, e a quanti amano sapere, porgo invito più ovvio di conoscenza della storia, e consiglio: ALOYSIUS LILIUS DELL’UMBRIA PRIMO AUTORE DEL CALENDARIO GREGORIANO - Sulla riforma e promulgazione del Calendario.

È dalla politica a conditio sine qua sistemica che la Calabria si deve liberare. Auguro alla mia terra e alla gente di Calabria un agire di coscienza, ancor più da chi si assume l’onore e onere di governarla; di organizzare eventi a promozione territoriale non a uso strumentale, soprattutto auguro di non essere mai passivi al prosit di una ipocrita politica, con tanti saluti del francescano Giovanni da Crotone, alias Giano Lacinio. Prosit!


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