Sosteneva Aristotele che ciò che dobbiamo imparare a fare, lo impariamo facendolo. Viviamo
una difficoltà grave nel Paese, non solo economica, piuttosto strutturale della
nostra democrazia, tutti coloro che lottarono per costruire un paese
democratico, cattolico, liberale, hanno, con metodo e anche con sangue,
lasciato in eredità educazione ai valori umani più sacri, un lascito di lealtà,
rispetto, fraternità, volta alla conquista, tesoro inestimabile di libertà
nazionale, titolarità del popolo a essere voce della politica. Assistiamo, invece, ed è aspetto di cocente
attualità, all'incredibile artificio della menzogna, che non alimenta fiducia
nei cittadini, come anche all'incredibile dato delle iniquità sociali. Il popolo che anela verità, coerenza, fiducia,
responsabilità, si va sempre più scontrando con l’effimera insidia dell’inganno,
e la menzogna è un’iniquità. Il Signore di sua propria bocca
affermò: Sia sulla vostra
bocca il sì, sì, e il no, no. Il di più viene dal maligno (Mt 5, 37). In
questo senso anche s. Paolo, quando prescrive di spogliarsi dell’uomo vecchio,
denominazione che abbraccia tutti i peccati, pone al principio questa
ingiunzione: Pertanto gettate
via la menzogna e parlate dicendo la verità (Ef 4, 25).
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venerdì 20 febbraio 2015
lunedì 12 gennaio 2015
“E ora popolarismo”: azione e discernimento nel fare politico
Esprimendo gratitudine anche per il luogo che ci ospita, lo
splendido complesso del Convento delle Suore Domenicane Missionarie di San Sisto, non posso non citare Caterina da Siena quando dice: meglio rimanere senza mantello che senza carità, espressione che
trovo fondante di ogni azione politica che si dica cattolica. E, nel contempo,
sovviene in aiuto al nostro cammino “per il popolo” quanto afferma Tommaso d’Aquino: come illuminare è più che risplendere, così
donare ciò che si è contemplato è più che solo contemplare. Urge dunque
azione!
sabato 20 dicembre 2014
La “via amoris”: una politica capace di svegliare la coscienza
Si svelano più che mai significative e attuali le parole di S. Caterina da Siena: «Assai triste è colui che, potendo avere fuoco finisce, per propria scelta, di morire di freddo, come chi avendo cibo si lascia morire di fame, innanzi una tavola imbandita». È essenziale riscoprire la “via amoris”, quella dinamicità che il cuore di coloro che non si sentono rappresentati dai serbatoi offerti dalla politica attuale, compresa me, non riesce a trovare, una dinamicità di speranza capace di donare costruttivamente e fattivamente la visione di un progetto paese credibile. Incrociare la suggestiva ‘via amoris’ per superare le disattese di una politica assai screditata.
domenica 16 novembre 2014
Fecondità e carità intellettuale in politica: follia degli arditi pensatori
Nella Lettera a Diogneto,
leggiamo: “Ciò che l’anima è nel corpo,
questo siano i cristiani nel mondo”. La carità è discriminante nella vita del cristiano: “Da questo tutti
sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri” (Gv
13, 35). Chi è mosso dalla carità mostra un atteggiamento d’illimitata
comprensione e fiducia nel suo prossimo e non si arrende mai di fronte a
nessuna difficoltà. Finanche la fede e la speranza non reggono di fronte alla
carità, che è un amore che abbraccia tutti, che non esclude nessuno. E, a
proposito di speranza, parola in questi tempi molto usata, per averne una
giusta comprensione, dice Tommaso d’Aquino: “La speranza, come ogni altro
moto appetitivo, deriva da un certo amore, cioè dal fatto che uno ama il bene
che attende. Ma non ogni speranza proviene dalla carità, bensì i soli moti
della speranza formata, in forza della quale uno spera il bene da Dio come da
un amico”.
mercoledì 5 novembre 2014
Coraggio e risolutezza per il bene intendere l’azione politica
Profetico fu Giorgio La Pira quando scrisse: “La politica è l’attività religiosa più alta, dopo quella dell’unione con Dio: perché è la guida dei popoli [...] una responsabilità immensa, un severissimo e durissimo impegno che si assume. La politica nasce da una virtù di Dio e si alimenta di essa, altrimenti fallisce, cade, come cade e rovina la casa costruita sulla sabbia”. Viviamo nel tempo in cui c’è un sistema politico, un’impalcatura politica costruita sulla sabbia, perché dimentica del suo valore fondante: la virtù pro bonum facere. L’esercizio pratico della politica ha perso il suo scopo precipuo, cioè il raggiungimento del bene comune nel superamento dell’ego, portatore insano di valori inconsistenti, e l’identità dei ‘popolari’ non è più discernibile per quello che vediamo in coloro che si collocano tra i ‘popolari’.
venerdì 17 ottobre 2014
Il decalogo della lungimiranza: un precetto di fratellanza compiuto dentro a un fremito di coscienza
La più alta forma di libertà, un fremito alla
coscienza cui l’uomo può ambire, fu comunicata, scritta su di una pietra, naturalmente
radicata dentro ogni essere umano che prontamente ne nega l’esistenza,
soffocando la coscienza e assoggettandola all'egoismo più sfrenato e deleterio.
Non è difficile, purtroppo, verificarne il dato reale nella società, che si
trova, per la gran parte, sofferente a causa di pochi detrattori della
coscienza. Legge donata con gratuità e tenerezza, scritta nei nostri cuori e
che, per eccesso di amore, Dio Padre volle inciderne su pietra dettame,
affinché chi non ascoltasse il suo ‘dentro’, eludesse il cognoscimento di se, potesse
leggerne contenuti nel Libro dei libri la Sacra Bibbia.
martedì 30 settembre 2014
Tendere a una nuova aurora della politica
Affermava Sören Kierkegaard: L’uomo non fa quasi mai uso delle libertà
che ha, come per esempio della libertà di pensiero; pretende invece, come
compenso, la libertà di parola. Benvenuta la libertà di parola se, però, nel
suo esprimersi, abbia un dato concreto di fattività operosa. Agere sequitur
esse è principio
fondante l’etica tomista e, sosteneva la grande Alda Merini, il sentimento, non
è mai parola! Sono necessari, quindi, l’agire, il fare.
giovedì 11 settembre 2014
La cultura come azione politica
La cultura ha bisogno di azione, per
questo la comunicazione diventa una virtù tangibile. “Non si può non comunicare”
diceva Paul Watzlawick, comunicare implica una
relazione, un’apertura al mondo, un voler capire e farsi capire, ma il
comunicare parte da se stessi, si comunica a partire da se stessi, il cognoscimento di se lo chiamerà Caterina
da Siena, che implica un conoscersi per comprendere e ancor più imparare. Non
si può, dunque, non comunicare, non si può, a prescindere da se stessi.
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