venerdì 22 gennaio 2021

La vita virtuale non è mai reale!

Occorre indignarsi quando succede l'impensabile, cosa che strazia il cuore, innaturale, soprattutto se colpisce bambini, nel caso di specie causato da strumento social. Nessuno è chiamato a voltarsi dall'altra parte, ognuno di noi è interpellato, deve interrogarsi sull'argomento social app, soprattutto sulla disponibilità d'uso ai minori. 

Non si confonda la buona comunicazione e interazione, possibile, che può nascere anche dai social, se ben usati, dalla cattiva comunicazione, spazzatura atta solo a rendere compulsività e impulsività sociale. È il caso del distorto uso dei media quando comunicano il falso, alimentano tolk al solo fine propagandistico o, peggio, alterano la realtà. È il caso dei social in genere, di tiktok che alimenta guardoni che fanno arricchire gente sconosciuta, guardoni che non hanno chiaro la differenza tra guardare e vedere: la prima ruba il tempo alla tua vita, vissuta superficialmente; la seconda dà senso compiuto al vivere, attraversandone profondità valoriale. È il caso anche di facebook, ancora oggi il più frequentato, in molti si lasciano usare da questo strumento mentre è l'esatto contrario il suo buon uso possibile: l'attore è al timone dello strumento, che deve saper guidare con interazione positiva, e non può degenerare in compulsivo/impulsivo nella gestione, per esempio per denigrare qualcuno, trasportando nel social la propria frustrazione, la piccola mente del critico e distruggo per il gusto di fare male, calunniare vigliaccamente, oppure duplicando profili fake che, oltre a dare segnale di impersonalità, ingolfano ogni messaggio di attendibilità. 

La vita virtuale non è mai reale, quando il timone viene usato per illudere! Per questo occorre una legge che regolamenti con parametri etico/morali i social, dannosi quando si subiscono o si gestiscono male. Una sfida all'asfissia, lo stringersi qualcosa al collo il più a lungo possibile, è istigazione al suicidio di cui una bambina non può cogliere pericolosità. È il paradossale non senso in cui si cade quando viene meno l'attenzione, quando non siamo in grado di dare limiti, quando non si sa dire no! Un minore ha diritto all'affetto, all'amore, a giocare, a istruirsi ma non necessariamente a stare sui social senza far parte i genitori di quello che fa. 

Occorre riflettere, chiedersi se l'esistenza di piattaforme come TikTok, abbiano necessità d'esistere. Migliorano l'esistenza? Occorre chiedersi se concedere tutto ai propri figli sia realmente una cosa buona, non si è mai abbastanza maturi, e fare il genitore è, anch'esso esercizio di maturità in divenire. Il futuro è sì tecnologia, e i social hanno funzione appunto sociale, non di diseducazione, quand'anche portatore di conseguenze dolorose che sfuggono il controllo di ogni etica e moralità. Ma qui siamo di fronte a sistemi malati di non senso, votati alla superficialità, a svuotare la vita delle persone, troppe volte di gioventù. Nel caso della piccola Antonella, le è stata tolta l'esistenza: una gara di soffocamento estremo, e il tutto in piena pandemia!  

Ragazzi abbiate amore per voi, amate il dono della vita riempiendola di ciò che aiuta a crescere, riempitevi di sogni, vivetevi nella poesia della vita reale. Autorevolezza, dialogo, attenzione e non autorità, è sommo amore cui affidarsi per superare increspature e fragilità. Volersi bene è volere il bene, oltre i social! 


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