Di grandi ispiratori, al bene fare e bene dire, la nostra attualità socio-politica ha bisogno: quando si alimenta ingiustizia, il risultato è la rabbia irrazionale, che genera immoralità, stoltezza, guerre. Ecco che, non bisogna prestare il fianco, poiché con M. L. King, le nostre vite cominciano a finire il giorno in cui si sta zitti di fronte alle cose ingiuste, peggio le si assecondano nella compiacenza dell'ingiusto. È necessario indignarsi, conta indignarsi dinanzi alle ingiustizie.
Non possiamo dirci soddisfatti della deriva cui le comunità sono quiescentemente soggette, occorre sradicare malversazione, infingimento, ipocrisie, solo una interazione civile, rispettosa, costruttiva, educata, supera la mediocrità volutamente seminata, ed è capace di edificare il cammino dell'umanità, è capace di superare l’aggressività di perversi, nutriti dal silenzio dei sedicenti 'onesti'. È necessario correre il rischio di agire il giusto, dove v’è confusione c’è molta menzogna, quindi ignoranza. È necessario osare l’inosabile, fare rumore, innamorarsi della verità.
Una collettività spogliata dalla bellezza della carità che si fa verità, ‘alétheia’, perde identità, armonia, dignità, viene miseramente svenduta e imbevuta di ‘doxa’, cioè del culto dell’apparenza e futilità, come quando si disconosce lo Stato legittimo, e si opera per quello infido, atto a delinquere, soggiogando territori, usandoli, non servendoli, estirpandone libertà. La filosofia greca, è noto, inaugura la questione della verità separandola dalla doxa, dalla sembianza, dalle varie forme dell’apparire, dall’opinione che troppo spesso cade nell'inappropriatezza del giudizio. Ma la verità - alétheia - è ciò che non resta latente, bensì si svela con il ragionamento, l’investigazione autentica. In greco si ricorre al termine doxa per indicare l’apparenza, in stretta derivazione dal verbo dokéo che significa “sembrare”. Dunque, doxa genera opinione, che è cosa assai ben diversa dalla verità-alétheia.
Platone chiama filodoxi coloro che si fermano alle apparenze (doxa), cioè all’esteriorità sensibile e ingannevole delle cose il che, la maggior parte delle volte, genera delirio populista e degenera in settarismi: i filodoxi vivono confondendo l’apparenza con la realtà, e lasciano che la confusione permanga in altri, a vantaggio di interesse personale coercitivo. Il filosofo, o se volete l'alchimista, di contro, in perenne condizione di veglia, è colui che cerca la verità all'origine -alétheia- ed entra nella natura intelligibile delle cose, quel sapere certo e incontrovertibile, che è in grado di proporsi con la sua evidenza al di sopra di ogni dubbio, come solo volo d’aquila riesce a commisurare. Ciò procrea credibilità a edificazione popolare: non si confonde l’apparenza con la realtà, come non si confonde un grido d’aquila con il raglio di asini: l'aquila, regale, guarda il sole, fende i cieli, li troneggia, ed è di vantaggio spirituale, etico per il Bene Comune.
La parola ‘verità’, significa anche ‘ciò che sta sopra’, episteme, e per questo non ha bisogno di appoggiarsi o farsi appoggiare, proprio perché ha in sé autorevolezza e credibilità, pertanto non necessita di ricorrere al linguaggio retorico della persuasione. Occorre incarnare, come grido d’aquila, autorevolezza e credibilità, 'stare al di sopra', attenzionando al diritto di esistere di ognuno, e al dovere morale come criterio di rispetto della libertà e dignità di ogni essere umano. Siate il meglio di qualunque cosa siate, esortava M. L. King, cercate ardentemente di scoprire a cosa siete chiamati, e poi mettetevi a farlo appassionatamente. Un messaggio di pace, sempre attuale, rispettoso, che apre a un tempo di eccezionali speranze, affinché verità e giustizia scorrano limpide, come acqua di ruscello, ad alimentare umanesimo, a incoraggiare il sogno di una compiuta libertà che, ci ricorda S. Giovanni Paolo II, consiste nel fare ciò che si deve.
Occorre il Coraggio di scegliere, Liberi da compromessi!
Testo disponibile 👉 DISTINTA E DISTANTE: Ode di libertà

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