A lei mi sono fatta presente, seguendo quanto scritto in Mt 18, 15-20, con la carità della verità, prima personalmente, poi tramite in Chiesa, quindi ora pubblicamente.
Ci siamo incontrati appena è giunto nell’Arcidiocesi di Crotone-S.Sereverina, le ho evidenziato la mia difficoltà, la gravità di una situazione che danneggia la credibilità della Chiesa e ne ferisce la sana spiritualità, una situazione che non si vuole affrontare a Cirò, e che l’Ente pubblico, gli amministratori in prima persona, ne permettono orribile perpetrarsi.
Capisco che può interessare poco la verità storica di un Santo, nella fattispecie del monaco italo-greco S. Nicodemo da Sikròs, ma della Chiesa che non si sottometta alla menzogna propria del diavolo, quello è nel suo compito spirituale e morale metterlo a posto. Sono cattolica cristiana, credo non per sentito dire, ma perché ho conosciuto Gesù. Mi occupo di cultura, il mio impegno è conoscere, tutti i miei studi sono frutto di conoscenza, sudore, studio. Seguo l’insegnamento di Gesù e, soprattutto, il suo essere Persona. Ecco cosa dovrebbe stare a cuore: la centralità della Persona di Gesù e di quanti in Lui credono e ne seguono insegnamento. Vedo bene che il coraggio della verità, mi insegna S. Domenico, è ardua lotta da cui, certo, non mi tiro indietro, poiché incoraggiata da S. Caterina da Siena con il suo “Se sarete quello che dovete essere metterete fuoco in tutta Italia”, e quel fuoco è l’amore che arde per la Verità, Cristo! Ecco che, per la deprecabile situazione degenerata a Cirò occorre dare segno di reale presenza.
Caro Monsignore da lei attendo di vedere autorizzazione ai santini su s. Nicodemo diffusi anche a mezzo parroco di Cirò, d. Massimo Sorrentino, anche lui sordo alla deprecabile situazione dannosa a causa della verità del Santo che a Cirò non è nato, ma ne asseconda ridicolo movimento, non affrontando la questione, facendo finta che la realtà sia un’altra e non tenendo conto della gravità agita a mio danno, dando corda alla menzogna con l’ausilio dei servi fedeli del male menzognero. Vorrò vedere la sua autorizzazione a usare il Santo per casa natale inesistente, inesistente fontana a alimento creduloneria e pellegrinaggi, e permetterne divulgazione in rete con capziose forme di coercizione.
Monsignore sa benissimo che il nostro territorio è gravato da forme meschine, da agire arrogante votato a mantenere sottomesse intere comunità. È l’agire della mala che a forza deve ottenere quanto si propone, a forza si mette al posto di Dio e sceglie chi è nato o non nato a Cirò, chi deve lavorare e chi morire. Assecondare questo tipo di movimento indegno non fa onore a nessuno, nemmeno a quanti credono di alimentare gemellaggi artefatti, nell’incoerenza più totale, maschere che nascondono volutamente la verità e questo a danno di chi studia, di un Santo, della Chiesa stessa, spesso usata come potere da esercitare sul popolino.
Occorre che il Vescovo della nostra arcidiocesi prenda posizione pubblicamente. Dio ci chiede di scegliere o Lui o lucifero, e ancora non leggo sue note riguardo tale deprecabile situazione, mente ridicoli si spendono in faccende di apparenza con soliti portali di in-servizio pubblico. Eppure la conoscenza della storia è alimento per approfondire la bellezza spirituale che si è voluto ‘sposare’, almeno lo voglio pensare.
In Chiesa, a Cirò, le lasciai in dono il testo su S. Nicodemo da Sikròs, quel giorno in cui lei disse a me, basta, lei disse basta a chi lotta per la verità con la conoscenza, unica arma che libera dal male che opprime. Lo disse a me che ho lottato e lotto con onestà intellettuale in un territorio malato di disonestà, ma ha voluto a me ‘chiudere’ e lasciare che la menzogna ancora infangasse la verità nella Chiesa stessa. Ma seguo Gesù, questa la mia forza. A volte, però, un esame di coscienza è necessario farlo, e siamo tutti chiamati a farlo per non vergognarci a vita!
La bibliografia presente nel testo che le ho consegnato, direziona verso numerosi professori che hanno ben donde del dato storico accademico ormai acclarato su s. Nicodemo che non è nato a Cirò. Le feci presente come anche Mons. Francesco Milito e Mons. Francesco Oliva abbiano avuto modo di affrontare l’argomento con la giusta e serena consapevolezza, e che a Mammola stessa sono ben coscienti che la verità, cioè s. Nicodemo non è nato a Cirò, è nota.
Caro Vescovo, vorrò capire se ancora perorerà di silenzio verso l’immonda menzogna su cui si vuole speculare. Forse ancora non si vuole capire che la società civile, quella della povera gente avrebbe detto Giorgio La Pira, ha bisogno di segni concreti di responsabilità etica, e delle cose di Chiesa non può lasciarne disporre a ciarlatani, sarebbe uno spettacolo miserando perpetrarne.
Ho senz’altro piacere, e da sempre ne ho ben detto, che Mammola abbia rapporti di amicizia con Cirò. L’errore storico su S. Nicodemo ha portato grazia al paese di Cirò, che è infestato da demoni. Ma non si può ingannare un rapporto facendo finta di nulla, un gemellaggio non si basa sul falso storico, che tipo di rapporto è una relazione in cui si mente?! Occorre prendere atto che la storia è diversa, che il popolo non si inganna, e si può essere amici più di prima. A un certo punto, occorre non essere ipocriti, non forzare finti gemellaggi, ma reali e maturi rapporti istituzionali. Un’unione basata sulla menzogna pubblica nasconde un compromesso che non fa altro che ridicolizzare chi accetta il compromesso, rendendo pacchiana la storia di Mammola, ad opera di chi fa dell’arroganza e ignoranza poderosa, opera dannosa per la cosa pubblica e la stessa Chiesa.
È nota la verità storica di S. Nicodemo, non essere nativo di Cirò, non vi è una casa natale, non è dato sapere in alcun modo il giorno della nascita, non scritto nel suo Bios, quindi non si alimenta alcun giorno nativo. Occorre mantenere consapevolezza del fatto che la festa del santo è il 12 marzo, giorno della sua morte. Stiamo parlando di un Santo monaco nato nell’anno 940 e morto nell’anno 1012. Questi sono dati documentati, o crediamo che gli storici che studiano non servono, mentre l’arroganza serve alla Chiesa? O, ancora, bisogna attenersi alle fantasie ridicole di chi ha interesse a usare la Chiesa e il santo Nicodemo per altro?! Poi occorre anche capire come mai un Ente pubblico, continui a rendersi ridicolo, non volendo riconoscere dati che la comunità accademica ha già acclarato, soprattutto perché si permette di servirsi di cose e personalità di Chiesa, dimentico tra l’altro che la cosa pubblica non è cosa propria. A quale sistema l’ente pubblico deve rispondere? Quello civile o quello ammantato? È finito il tempo delle storie di ‘personaggi’ alimentate a uso improprio, e a danno di immobilismo e mancanza di servizi effettivi sul territorio. Il mondo civile, quello istruito, onesto intellettualmente, chiarisce le cose, non ne abusa, soprattutto non le impone con malafede!
Penso sia necessario Signor Vescovo non permettere l’oltre a tanto danno, e faccio mio quanto pubblicato dall’ex sindaco di Mammola, Arch. A. Longo, espressione con cui gli avi sferzavano l’ipocrisia dei falsi buoni: “Con una mano si accarezza la barba di S. Nicodemo e con l’altra la coda del diavolo”. Auspico Mons. Torriani che riesca a porre freno un agire tanto dannoso di cui la Chiesa locale non ha bisogno, e Cirò, ente pubblico, merita di ritrovare contegno morale.
Rimango a disposizione.
Con deferenza.

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