mercoledì 21 gennaio 2026

Calabria, Talitha kum!

Parafrasando il miracolo operato da Gesù sulla bambina che non camminava, c’è bisogno che forte si levi l’esclamazione, Talitha kum", che significa "Fanciulla, io ti dico: alzati! (Mc 5,21-43). Esclamazione con cui mi sento di sollecitare la mia Terra, ‘Fanciulla, dalle bellezze ancora inespresse’, CALABRIA, Talitha kum!

Le intemperie ti provano cara terra madre, onde di un mare amante si accavallano irte e tempestose e inondano vita, lavoro, speranze. È il seme che non genera quando la potenza della natura si dà voce, una voce di fragore, un rumore che non dimentichi che grida, ancora una volta al rispetto dovuto.

Eolo soffia potente, Poseidone inarca il tridente, manifestano la loro ira, il grido di attenzione. Di loro traspare fascino, dell’uomo è evidente l’impotenza. Il rapporto tra l’odierna società e la natura è alterato, per cui urge adottare un atteggiamento nuovo, virtuoso, capace di comprenderne la cura, il rispetto, l’amore.

L’etica delle virtù ambientali si appella, in modo precipuo, allo sviluppo di una coscienza ambientale, che sia di relazione, oltre che di una concezione più ampia del bene comune. Essa ci dice che i principi e i valori da soli non bastano: la persona virtuosa sente la responsabilità di agire, e sente che il carattere è consolidato qualora si traduca la virtù in azione. Le virtù cardinali, contemplate con le virtù teologali, possono guidare in questo percorso, costituendo la base per coinvolgere chi non percepisce i problemi di danneggiamento ambientale nella stessa maniera, aumentandone in percezione la sensibilità e il rispetto per l’opera del Creato.

Si protende così, virtuosamente, con S. Agostino, a rinnovare un atto d’amore verso la propria terra: “Tardi ti ho amato, Bellezza così antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. [...] Mi tenevano lontano da te le tue creature, inesistenti se non esistessero in te. Mi chiamasti, e il tuo grido sfondò la mia sordità; balenasti, e il tuo splendore dissipò la mia cecità; diffondesti la tua fragranza, respirai ed ora anelo verso di te; ti gustai ed ora ho fame e sete di te; mi toccasti, e arsi dal desiderio della tua pace” (Confessioni X, 27). Al contempo ci ricorda Aristotele che in tutte le cose della natura esiste qualcosa di meraviglioso e, non rispettarne i contenuti, significa non avere riguardo di un Bene Comune, necessario per la sopravvivenza degli equilibri armonici di cui la vita umana si alimenta.

È impellente la necessità del buon fare, di modi di agire che siano sui territori specchio di un sentire che rispetti l’ambiente, gli spazi che la natura regala, e la natura, lo vediamo de-cementifica, meglio rende evidenti le fragilità dell’incuria, delle concessioni azzardate. C’è bisogno di sapienza, di cognizione di causa, di capacità di pensare, di politiche congrue, il cui fine sia prevenire e rispettare il Bene Comune, la natura delle cose.

Al grido di Eolo e Poseidone occorre dare ascolto, proprio per prevenire il pianto di speranze che disperano.

‘Fanciulla, dalle bellezze ancora inespresse’, CALABRIA, Talitha kum!

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