venerdì 27 novembre 2015

La concretezza dell’agire: esigenza etica da innestare in un Nuovo Patto Popolare


In questo nostro fragile tempo, tempo della caducità, insicurezza, in cui sembra che tutto si volatilizzi, e da cui non ci si riesce a discostare, travolti come siamo dai fetori provenienti dalle variegate aree della società politica che rendono il cittadino recalcitrante ad ogni slancio verso il perseguimento di un bene, viviamo immersi in un tessuto sociale instabile perché la roccia valoriale su cui si era fondata la compagine umana, si è sgretolata impattando con il gelido senso del vivere egotistico e dissociativo. Aprendo gli occhi emerge una società resa povera di radici, punti di riferimento, che disdegna i valori della vita e si pone sul versante decadente di un relativismo esasperato. C’è da porsi domande, fermarsi a riflettere e chiedersi: dove si dirige l’uomo? Dove si dirige la società? Nasciamo alla vita per perorare una cultura di inganno e, quindi, di morte?

Nel linguaggio delle relazioni, con l’ausilio di parole affabulatorie, ha trovato campo fertile il pensiero ambiguo, fumoso, torbido, quello che scuote le masse senza coordinarle e responsabilizzarle perché ignora la concretezza, ignora che ogni dire e fare implica il rispetto di una umanità in cerca di risposte per un vivere di sviluppo e di pace. Ha trovato spazio il pensiero ammaliante, figlio del fascino dell’opulenza, della millanteria, di velleitarie promesse, inutile e dannoso pensiero alla libertà e alla giustizia e che, ancor più, frena il progresso economico e morale della società. Ci ricorda Luigi Sturzo che è la ragione morale che deve sempre condizionare la ragione politica e la ragione economica e che, quindi, la competenza e la moralità sono da incoraggiare e perseguire.

Si rende sempre più indispensabile la necessità di un Nuovo Patto Popolare, vita nuova che rigeneri la politica, volti nuovi cui dare fiducia. Un Nuovo Patto Popolare concentrato sui doveri cui si è chiamati, soprattutto per il perseguimento di una giustizia sociale, solidale in grado di ritornare dignità a un’umanità offesa e bistrattata, lontano dalle idiozie, ma in grado di ricostruire il rapporto individuo-società cercando insieme, nel dialogo dell’intelligenza e del cuore, una nuova ragione di convivenza per il bene comune, volano dell’etica e della democrazia. Si è indossato troppo a lungo le vesti degli omuncoli, è il caso di rendersi persone, soprattutto di ritornare dignità alla bellezza dell’essere umano.

Attingere si deve a quei valori primari che appartengono alla cultura liberale che, quando entra in simbiosi con la parola della vita, codice del Cristianesimo, cioè il Vangelo, diventano ispirazione geniale, e che don Sturzo declinò in modo mirabile, identificando cinque modelli essenziali:
·         identità della società;
·         persona soggetto sociale;
·         interazione necessaria fra individuo e collettività;
·         autorità come autorevolezza;
·         democrazia non come fenomeno storico ma come scelta interna all'uomo che favorisce              la formazione di una società dinamica, promotrice del bene comune.

Pensiero fondamentale è difendere lo spirito della democrazia come luogo di crescita personale e sociale poiché, soprattutto, una credibile democrazia si ha nella concretizzazione dei progetti, salvaguardando sempre la dignità della persona umana e la sua libertà. La democrazia si compie e si identifica con la libertà e suo scopo preminente non è il governo delle istituzioni pubbliche, piuttosto la promozione di scelte politiche che promuovano il bene della collettività e la difesa dell’uomo dalla spudoratezza degli arroganti. La libertà esige la verità!

Siamo consapevoli che le associazioni, come strutture di progettazione creativa, ricoprono un ruolo fondamentale all'interno del corpo sociale. Esse non devono chiudersi in un ottuso formalismo, ma il loro ruolo si giustifica pienamente se si privilegiano gli intenti per cui l’uomo le ha istituite: non possono perdere di vista il fine della loro esistenza e le modalità di perseguimento, senza un fine condiviso non esiste progetto. Esse stesse sono corpo e rivestono un’importanza cruciale poiché garantiscono la coerenza alla peculiarità umana e possono concretizzare quella sintesi di norme irrinunciabili per una giustizia sociale più equa ed una più solidale libertà: è la politica, intesa come servizio.

Ora, l’individuo, per esprimere più liberamente le sue alternative, per essere artefice del suo avvenire, ha la necessità di un’auctoritas. Autorità intesa come autorevolezza a servizio dei bisogni e delle aspirazioni dei popoli, capace di interpretare un obbligo di stabilità, di garanzia, di sicurezza, esigenze indispensabili di equilibrio sociale. Ogni intelligenza politica non ama le ampollose scenografie, non ha mai secondi fini, è meticolosa nel chiarire i meccanismi delle articolate dinamiche che intercorrono tra individuo, società e autorità. La libertà senza autorità può sfociare in un meschino individualismo, padre fecondo di disaccordi, insulse pretese e conflittualità. Il fragore della libertà, di contro, veste d'incanto, è profonda tenerezza che profuma di eternità.

È doveroso rimarcare che la democrazia non si conquista mai definitivamente, i suoi esiti sono sempre perfettibili, come ogni processo umano. Se l’uomo è consapevole di essere un valore che si amplifica nella libertà, anche la democrazia svela in modo speculare le sue finalità, diventa l’anima cosciente del vivere civile realizzandosi storicamente. La persona, essere spirituale aperto all'eternità e padrone delle proprie azioni, non può mai essere considerata come mezzo, ma sempre e solo come fine: è l’essere più perfetto che esiste in tutta la natura, afferma Tommaso d’Aquino, opera delle mani di Dio, l’essere umano porta in sé l’immagine di Dio, e tende spontaneamente a una sempre più piena somiglianza con lui. (S. Th, I, q. 93). È importante, altresì, rilevare che la persona reclama il rispetto dei suoi diritti, se la persona non è sostenuta nei suoi diritti, le istituzioni insultano la sua sacralità, l’autorità si svilisce, la democrazia si trasforma in autocrazia per far da scorta alla tracotanza del profitto economico.

L’ambizione cui tendere è una democrazia innestata in un Nuovo Patto Popolare: sia il Popolo voce prima, al cui interno agisca una composita quantità di soggetti, in grado di sostenere il diritto alla promozione dell’individuo e della collettività vivendo della stessa libertà. Soprattutto è necessario reintrodurre l’idea e la pratica del limite etico dell’autorità: con la coerenza del cuore, non si può educare l’uomo ignorando l’uomo.

 [Foto: Tintoretto, Gesù tra i Dottori]


Nessun commento:

Posta un commento