venerdì 25 marzo 2016

Io mendicante di Te

Crocifisso, Aula Capitolare,
Convento di San Sisto, Roma

La coscienza della figliolanza divina costituisce il punto centrale, essenziale dell’originalità cristiana. Ogni coscienza umana, nella riverenza del Figlio, è chiamata a porsi in assoluta esclusività di fronte all'Infinito, a mantenersi ferma con la sola forza del suo io cosciente, per raggiungere il riscatto da ogni effimera costrizione, e vivere la libertà dei figli di Dio. 

Nel mondo giacente, il Figlio ha introdotto il movimento, il dinamismo, la via che si apre alla coscienza di essere figli. Le parole: «Chi vede me vede il Padre», sono un invito ad assumere, decisamente e coscientemente, la statura di figli di Dio, a valicare il confine che separa la morale di soggezione dall'etica di emancipazione, che rende inutili tutti i legami terreni.

Il verbo si fece carne, il verbo è intriso nella natura creata, e si manifesta vivificante nella sua potente espressione rassicurante. Sguardi vagabondi affollano il cosmo, e non si accorgono di ciò che rischiara la vista: il Verbo che si fa carne, la Parola che incanta e, risoluta, scruta la profondità cosmica. 

La raffigurazione dell’Uomo Crocifisso è incarnata della natura del creato e, dal silenzio, il cuore mio si palesa: 
“... Tu, dolcezza infinita, illumini l’intelletto, ricolmi i cuori della Tua bellezza. 
Tutto in Te si trasforma, tutto in me diviene, io mendicante di Te che solo sei risposta”.




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