mercoledì 23 marzo 2016

Il fallimento di una politica ciarliera


Come la personalità umana è sempre la risultante di un progetto e di cure assidue, così una conquista di civiltà è il frutto delle energie più sane della società, che hanno la capacità di lottare per tradurre un ideale dal piano delle enunciazioni teoriche a quella della realtà vissuta. Ecco che all'educazione del singolo fa riscontro quella del corpo sociale, nel quale ognuno di noi è inserito: non si può migliorare l’umanità se non attraverso la formazione dell’individualità. Occorre, pertanto, formare l’uomo se si vuole una società che sia a misura d’uomo e che non corra il rischio di essere travolta dall'irrazionalità ingannatrice dei ciarlieri, avrebbe detto Caterina da Siena.

Il significato della vita umana e la dignità dell’uomo sono strettamente connessi a un’agire responsabile. Ciò denota un acuto senso della realtà che non può sfociare nel relativismo di cui, invece, la società moderna è assolutamente prigioniera. Assistiamo, anche in modo inerme, al decadimento di una collettività dilaniata dal non senso di azioni criminose e funeste, collettività assai confusa dal qualunquismo e dalla negazione, quand'anche paura di ciò che, per natura, la persona è inclinata a essere: realtà interagente, sostanza individua di natura razionale dotata di intelletto e volontà, essenza di relazione, capace di coscienza. Tuttavia, nell'attuale tempo del relativismo, la visione orizzontale ha preso il sopravvento sulla visione verticale del pensiero umano, il concetto di ‘pancia’ prende il sopravvento sull'arguzia del ragionamento, denotando separazioni tra i popoli, le culture, e mancanza di comunicazione e dialogo itinerante. 

I risultati sono sotto gli occhi di tutti: il relativismo acuendo un atteggiamento di negazione dell’esistenza di valori oggettivi assoluti, sui quali fondare l’agire morale, ha determinato nell'ambito della società moderna, la convinzione che i comportamenti dell’uomo sono radicalmente legati ai contesti storico-sociali. Ovverosia: l’etica non avrebbe un carattere normativo, ma puramente descrittivo, decifrandosi in una sorta di scienza del costume. Assistiamo, purtroppo, e anche qui inermi, a un adattamento del diritto fondamentale, per esempio, alle proprie tendenze sessuali o ai desideri della propria classe di potere politico, addirittura alla realizzazione di un’economia dello sfruttamento planetaria, a un diritto internazionale in mano a classi occulte di potere. Tuttavia, mancare d’amore è mancare di giustizia e, scrive Caterina da Siena: L’amore proprio, carissimi fratelli e signori è guastamento della città dell’anima, e guastamento e rivolgimento delle città terrene. Onde io voglio che voi sappiate, che nessuna cosa ha posto in divisione il mondo in ogni maniera di gente, se non l’amore proprio, dal quale sono nate e nascono le ingiustizie (L. 268).

Non è fuori luogo fare mente locale, fermarsi un attimo e capire dove l’umanità sta andando, che rotta si sta facendo prendere a questa società dell’edonismo sfrenato che, sembra, sfoci sempre più verso la morte. Non sarebbe fuori luogo cercare di riprendere un senso di vita buona, del nostro essere umanità in cammino, peregrini Tutti nella società civile, e educare alla giustizia, al sano rapporto con le norme che regolano la convivenza civile di ogni comunità umana: nessun diritto può essere al servizio degli istinti, delle pulsioni, dei desideri egoistici di ogni uomo o classe sociale di potere.

La politica, però, sembra avere abdicato a tale fondamento sociale, tant'è che si è data al vano e continuo disquisire, all'irrazionalità ingannatrice dei ciarlieri, inconsistenti, e molte volte irresponsabili, ancor più pare essersi asservita alla tiepidezza.

Ora, tiepidezza è sinonimo di accidia, di indolenza, ripugnante al punto che, leggiamo nelle parole che lo Spirito dice alla Chiesa di Laodicea: Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca (Ap. 3, 15-16). Tommaso d’Aquino definisce la tiepidezza: Una certa tristezza che rende l’uomo tardo a compiere gli esercizi dello spirito, a causa della fatica del corpo (S. Th., I, q. 63, a. 2). E, Caterina da Siena, riscontrando un male assai deprecabile nella tiepidezza, esorta con ardore: […] Fa che tu sia fervente e non tiepido in questa operazione, e in stimolare i fratelli e maggiori tuoi della Compagnia che facciano la loro possibilità in quello ch’io scrivo. Se sarete quello che dovete essere metterete fuoco in tutta Italia (L. 368).

L’esercizio pratico della politica va sempre più perdendo il suo scopo precipuo: il raggiungimento del bene comune nel superamento dell’ego, portatore insano di valori inconsistenti. L’insegnamento sociale cristiano possiede un’imprescindibile dimensione pratica, ed è chiamata a evitare una dannosa divisione: quella che separa la fede pratica, l’azione che nasce dalla passione politica di coscienza, dalla vita effettiva, separazione che oggi, purtroppo, si sperimenta. Un uomo, una società che non reagisce, o non sa reagire davanti alle ingiustizie, peggio non cerca di alleviarle, non è all'altezza della propria sostanza umana. Principale nemico di ogni società civile, del suo essere umanità, è l’egoismo, che denota tiepidezza pro aliis e danno del prossimo, tarlo antico dell’ignominia. Unitamente all'egoismo, oggi più di ieri, si ritiene che, in ogni ambito di responsabilità, soprattutto in quello politico, un comportamento onesto non è efficace. È doloroso questo percepire. Ciò accresce la disaffezione propositiva, rendendo innaturale e distante dall'uomo, invece, il suo essere animale politico. Credere di migliorare la società senza il necessario impegno per il raffinamento delle persone non può che rivelarsi ingannevole.

Nota è la risposta che, in una disputa universitaria, Tommaso d’Aquino diede a fra Bonaventura che gli aveva rimproverato di versare l’acqua della ragione nel vino puro della Rivelazione: Sì, risponde Tommaso, noi continuiamo il convito di Cana, in cui l’acqua fu cambiata in vino. Faccio mio questo intendere, nella cosciente convinzione che non bisogna temere di capire, conoscere, procedere, soprattutto non bisogna aver paura di chi semina confusione poiché l’acqua fu cambiata in vino, rivelandosi, e più forte della morte è l’amore, e il pensiero che da esso genera, pensiero che edifica l’umano, lo rende azione e, con fermezza, si manifesta libero e incondizionato di fronte alla realtà.

Ecco che, seguendo il cuore che incoraggia il pensiero, sorprendo lo sguardo fermo all'orizzonte, mi sporgo per toccare l’anima e ancora nuovi desideri meravigliano e, con verità, esorto: la politica emotiva non è politica, l’emotività non è il soggetto della politica, soggetto della politica è l’intelletto speculativo che induce all'azione responsabile, capace sicuramente di emozionare, toccare profondamente l’anima, ma nell'esercizio pratico della “carità intellettuale”, che pone al centro della sua azione la Persona. 

[Foto: Johann Heinrich Füssli, Matrimonio di Titania]

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