domenica 12 luglio 2015

Per una politica non virtuale ma virtuosa

La mia natura pensante, creativa, esigente, seppur a volte ferita e provata da lame taglienti, utili solo alla lacerazione umana, sogna un corpo politico multicolore che si elevi a voce di verità, espressione di attenzione, cultura, solidarietà, che non guardi a confezionare approssimazione, ma sia portatore sano del proprio fare la differenza. Dopotutto, siamo in questa vita per donare, dare e darci in dono, a mani aperte e, non solo fare per iniziativa nostra, quanto piuttosto essere docili all'impulso di chi ‘ci abita’. È Lui il motore che muove il cattolico che è chiamato ad ascoltarsi! Dice Tommaso d’Aquino: I doni dello Spirito Santo, a differenza delle virtù, che sono disposizioni ad agire anche in maniera soprannaturale, quando si tratta di virtù infuse, sono delle disposizioni non ad agire, ma a lasciarci agire, vale a dire: lasciarci guidare da chi ‘ci abita’ e, appunto: per donare. E il politico non può fare buona politica senza sana ispirazione e pratica delle virtù.

Di fronte all'inconsistenza che quotidianamente la mancanza di politiche sociali ci fa registrare, un fare politico capace dei trasformismi pro utile personale, secondo le situazioni, opportunismi e affarismi di bassa leva, politica distante dalla realtà, del tutto ferma su posizioni personaliste ed egocentriche, scevra del senso puro dell’essere servizio, di sincerità d’operato, di fronte al dato esanime conclamato, è necessario fermarsi per riflettere. “Salvate il debole e l’indigente, liberatelo dalla mano degli empi” (Sal 82,4). Alla ‘guerra’ non si rimedia solo invitando i belligeranti alla pace, ma indicando in modo concreto a cosa l’aggressore deve rinunciare perché non gli sia mossa una ‘guerra’. Urge un efficace innesto dialogico, fortificarsi in umiltà, coerenza, pazienza, senso dell’altro, di questo abbiamo bisogno, per riprendere il nobile modo del fare politica alta, non virtuale ma virtuosa, cui obiettivo è rivolgersi all'umanità desiderosa di risposte per i propri bisogni, affrontando le tematiche più urgenti: il lavoro, la questione meridionale, il mediterraneo, la straordinaria potenzialità di sviluppo che porta in nuce l’Europa, fatta sana nei primordi del suo costituirsi, superando il nocumento che grava su una res-pubblica, la nostra, resa molto res e latitante di attenzione al suo essere pubblica, popolare, di noi cittadini. Una politica capace di pensare, e far pensare, soprattutto capace di avere rispetto delle parti non in linea con il proprio ragionare, agendo nella verità, correttezza del dire per fare, diversamente non ci renderemo né liberi, né forti.

Di soluzioni semplici ci si deve nutrire. E pongo quaestio.

Da che cosa si parte? Dai giganti, testimoni della politica sana, tesoro inestimabile da cui possiamo si acquisire molto. Tuttavia, abbiamo bisogno di capire come ripartire, e mi piace ricordare un aneddoto di insegnamento paterno: da un dialogo tra un postulante e un frate, il frate, dice al postulante: ma perché figlio hai questa smania dei sandali? Voglio i sandali, i sandali, i sandali. Padre, voglio cominciare a fare il frate. Risponde il frate sorridendo: caro figlio, i sandali ti potranno far fare tante passeggiate intorno al chiostro, sicuramente, ma stai, però attento perché a fare il frate si comincia dal cuore e dalla testa, non dai piedi!

Ora, posto che abbiamo compreso da che cosa si parte, per procedere, sempre in analogia di concetti trasportati alla politica: Che cosa bisogna tenere presente? 
Qui sovviene in aiuto lo scrittore Dan Millman con il suo “La via del guerriero di pace” in cui emerge la figura paterna di Socrates e il famoso esperimento dei tre setacci, con cui rispose a un uomo politico che lo interrogava: – Sai cosa ho appena sentito sul tuo avversario? – Un momento! – rispose Socrates. – Prima che me lo racconti, vorrei farti un esperimento: quello dei tre setacci: prima di raccontare ogni cosa sugli altri, è bene prendere il tempo di filtrare ciò che si vorrebbe dire. Il primo setaccio è la Verità. Hai verificato se quello che mi dirai è vero? – No, ne ho solo sentito parlare! – Molto bene. Quindi non sai se è la verità. Continuiamo col secondo setaccio, quello della Bontà. Quello che vuoi dirmi sul mio amico, è qualcosa di buono? – Ah no! Al contrario! – Dunque, – continuò Socrates, – vuoi raccontarmi brutte cose su di lui e non sei nemmeno certo che siano vere. Forse puoi ancora passare il test, rimane il terzo setaccio, quello dell’Utilità. È utile che io sappia cosa mi avrebbe fatto questo amico? – No, davvero! – Allora, – concluse Socrates, - quello che volevi raccontarmi non è né vero, né buono, né utile; perché volevi dirmelo?

Ergo, urge in politica praticare l’esercizio delle virtù, che hanno ben chiaro il concetto del servire, del da dove partire: cuore e intelletto e del cosa tenere presente: verità, bontà, utilità.

Dopotutto, e questo s. Agostino lo insegna: Nessuno può essere veramente amico dell'uomo se non è innanzi tutto amico della verità. Vuoi essere un grande? Comincia con l'essere piccolo. Vuoi erigere un edificio che arrivi fino al cielo? Costruisci prima le fondamenta dell'umiltà.

Pensare che per fare politica occorre rinunciare alla ragione, è cattiva politica, ed è quella che è molto diffusa nella modernità. E così come la fede è obbedienza, la politica diviene servizio d’obbedienza verso il popolo, non annullamento dell’intelletto. E, come quando cerco Dio, non ho bisogno di una bussola, di un luogo, di un settore, è in ogni dove. Alimentiamo il pensiero dell’innesto alla Vita, uscendo dalla sterilità, dall'egoismo, poiché non siamo io, siamo Noi. Soprattutto si deve avere il coraggio del: si si e no no!

Donando acutezza al pensiero e, per analogia, in ausilio alla riflessione politica, fermiamoci su una delle più luminose intuizioni poetiche di Kahlil Gibran, tratta da Il Profeta: La ragione e la passione:

La vostra anima è spesso un campo di battaglia dove la ragione e il giudizio fanno guerra all'appetito e alla passione. Se solo potessi fare il pacificatore nell'anima vostra, trasformerei la discordia e rivalità dei vostri elementi in accordo e melodia. Ma com'è possibile ciò, se anche voi non siete i pacificatori, o meglio, gli amanti di tutti i vostri elementi?

La ragione e la passione sono il timone e le vele della vostra anima navigatrice. Se le vele, o il timone, si spezzano, voi non potrete che essere sballottati e portati alla deriva, oppure restar fermi in mezzo al mare. Poiché la ragione che domina da sola è una forza limitante; e la passione trascurata è una fiamma che pian piano si consuma sino a distruggersi. Perciò fate che la vostra anima innalzi la ragione fino all'apice della passione affinché essa possa cantare, e diriga la passione con la ragione, di modo che la passione possa vivere e, tramite quotidiana resurrezione, rinascere rinnovata, come la fenice dalle proprie ceneri.

Vorrei che voi consideraste giudizio e appetito come due graditi ospiti in casa vostra.
Certamente non onorereste un ospite più dell’altro; poiché chi è più premuroso verso uno,
perde l’affetto e la fiducia di entrambi.

Quando voi, sui colli, sedete alla fresca ombra dei bianchi pioppi condividendo la pace 
e la serenità di prati e campi lontani - fate che il vostro cuore dica allora in silenzio: 
Dio riposa nella ragione”.
E quando viene il temporale e il vento forte scuote la foresta, e il tuono e il fulmine 
proclamano la maestà del cielo - fate che il vostro cuore dica allora con riverente timore: 
Dio si muove nella passione”.

E poiché siete un alito nella sfera di Dio, e una foglia nella Sua foresta,
anche voi dovreste riposarvi nella ragione e muovervi nella passione.

Abbiamo il dovere di dire e di dare, mai di prendere, e si prende stoltamente anche quando si solo pensa di entrare in relazione con il prossimo per mero uso strumentale. Abbiamo il dovere di essere sostanza per l’altro cui ci rivolgiamo, di rispettarne dignità nella coerenza, praticando stima. La comunicativa sociale della caritas, è una forza straordinaria, che spinge le persone a impegnarsi con coraggio e generosità nel campo della giustizia e della pace, diviene perciò elemento considerevole, aggregante, poiché espressione di una comunicazione responsabile, attraverso cui l’impegno etico al sociale aderisce e si consolida in dignitosa operosità produttiva.     

E, dal momento che non ci possiamo astrarre dalla realtà, occorre avere attenzione al dato certo: la sfiducia per un’economia evanescente che non crea sviluppo, basta vivere i territori per avere il quadro chiaro, e il distacco dalla compartecipazione elettorale, sfiducia nella rappresentanza che diviene sbandamento della democrazia. Si continua a non tenere conto che è necessaria la voce partecipata di tutti.

Manca l’humus alla politica: attenzione alla Persona! Teniamo sempre cara la definizione data da Tommaso d’Aquino della Persona: Sostanza individua di natura razionale dotata di intelletto e volontà, il che importa capacità d'intelletto ed espressione di volontà: oggetto dell'intelletto è la verità e, oggetto della volontà è il bene. Rappresentano entrambi, intelletto e volontà, il motore capace di rendere l'uomo cosciente di se e, nello stesso tempo, di poter operare in nome di verità per il bene comune. Ma, attenzione: facciamo in modo che sia la volontà a seguire l’intelletto non viceversa, i risultati del viceversa li vediamo miseramente attuati negli sciagurati comportamenti dei singoli, nella politica corrente, spregiudicata e arrogante che, come solo l’impeto dell’adolescenza porta a fare, guarda ai cavalli da cavalcare, o ai cappelli da indossare per i propri tornaconti di ambiziose e vane glorie. L’essere umano, la persona è unicità irripetibile, dignità infinita che, tuttavia, si esprime e si compie pienamente soltanto nella comunione e nella storicizzazione etica, sociale e politica, è esistenza solidale con gli altri che dall'esse in se personale, sfocia nell'esse cum, principio di solidarietà.

Rendiamoci consapevoli del dato secondo cui: l’uomo può volgersi al bene soltanto nella libertà, che Caterina da Siena definisce Tesoro che Dio ha dato nell'anima. In una società alienata dalle verità e dai valori trascendenti, le persone rischiano gli abusi, la prepotenza dell’ignoranza e dei condizionamenti occulti, e la libertà soffoca.

Di un linguaggio d’innovazione, dunque, ci dobbiamo far inondare: il linguaggio dell’anima, passionale, solidale, di verità e, personalmente, non m’interessa confondermi con mammona, né con il chiacchiericcio, tanto meno con il non senso, poiché nasco e si nasce per avere e dare un senso alla vita ricevuta in dono, edificandosi secondo il proprio talento, rispettandone complessità e sua policroma. Priorità, pertanto, all'amore solidale, alla carità intellettuale, alla cultura che è sensibilità.

È affascinante, seppure ardua, la sfida che si prospetta al nostro oggi, l’attenzione deve potersi riaccendere sul dato che non siamo detentori di verità, semmai custodi perfettibili di un tesoro verità che siamo chiamati, sempre mendichi, a ricercare, ponendoci la questione non solo di cosa sia buono, ancor più di cosa buono sia per la conoscenza della verità e riportare la Persona al centro del rispetto umano, discernendone il valore virtuoso, rispettandone libertà e talento. E, per l’etica delle virtù non basta che le azioni siano giuste, occorre che la persona sia giusta; non basta che le azioni siano solidali, occorre che la persona sia solidale.

Ciò implica superare le tendenze all'anonimato nei rapporti umani; convertire la “solitudine” in “solidarietà”, la “diffidenza” in “collaborazione”; promuovere la comprensione, la mutua fiducia, l’aiuto fraterno, l’amicizia, la disposizione a “perdersi” a favore dell’altro; incontrarsi umanità e mettersi a servizio per ‘Insieme’ costruire, ‘Insieme’ edificare il dato spirituale e materiale che la vita chiede nella verità, nella testimonianza sincera, una speranza Alta, sana, che in me troverà sempre terreno fertile, poiché, con Bauman: La speranza è l’unico aspetto dell’identità umana davvero immortale.

[Foto: Paolo Veronese, L’unione virtuosa]


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