giovedì 25 ottobre 2012

Nel giorno di s. Martin de Porres, marcia silenziosa a Roma dal tema: “Nessuna Persona è clandestina su questo pianeta”



Per celebrare una personalità di profonda sensibilità umana, attualissimo testimone dellamore per il prossimo e dellattenzione ai diritti umani, Patrono della Giustizia Sociale, la Commissione Nazionale di Giustizia Pace Creato della Famiglia Domenicana, in collaborazione con la Commissione Domenicana Internazionale Giustizia e Pace, organizza, nel giorno della ricorrenza festiva del religioso Domenicano, il 3 Novembre p.v., una marcia silenziosa nella suggestiva cornice del cuore di Roma, con a tema: Nessuna Persona è clandestina su questo pianeta
 
La partenza è prevista alle h. 15.30 dalla Basilica di San Sisto (P.le Numa Pompilio). L’evento interpella alla partecipazione energica di estesa solidarietà, con l’intento di sensibilizzare l’opinione pubblica su uno dei temi sociali più sentiti e, ancora oggi, poco frequentati: l’alterità che arricchisce, che rende fecondi, e che stupore mai manca di generare, nessuno di noi è straniero all’altro in umanità.
Il percorso prevede l’arrivo alla Basilica di Santa Sabina e si concluderà con la Celebrazione Eucaristica in Basilica, presieduta da Fr. Carlos Rodríguez Linera, OP, Promotore Generale di Giustizia e Pace.
Per maggiori info: www.giustiziaepace.org
 
Ma chi era s. Martin de Porres?
Religioso dell’Ordine Domenicano, cooperatore patrono dei frati cooperatori domenicani, è Patrono della Giustizia Sociale. Nasce a Lima nel 1579. Figlio dell’aristocratico spagnolo Juan de Porres e di Anna Velàsquez un’ex schiava nera d’origine africana, desideroso di donare la vita a Dio ed ai poveri chiede, a quindici anni, di entrare come donato nel convento del Santo Rosario di Lima. Era suo intento entrare fra i Domenicani, che proprio a Lima avevano fondato il loro primo convento peruviano. Lui però è mulatto, e viene accolto non come religioso con i voti, ma come terziario. I suoi compiti erano solitamente di inserviente e spazzino. I Domenicani tuttavia si avvedono della sua energia interiore e lo tolgono dalla condizione subalterna, accogliendolo nell’Ordine come fratello cooperatore. Frequenti fenomeni mistici, di bilocazione, estasi, testimoniarono a quale grado di unione con Dio l’umile fratello laico fosse giunto, intanto che episodi di mirabile semplicità imprimono un tono umanissimo alla sua vita. Mise a servizio dei sofferenti la sua pratica medica, si fece benefattore dei poveri che accorrevano a lui copiosi, eresse un collegio per la gioventù abbandonata e si valse del suo ascendente per difendere dalle insidie le giovani prive di risorse economiche. Nel suo cuore dominavano la carità, particolarmente con i poveri e gli infermi; la penitenza, la più rigorosa, e l’umiltà che alimentava tutte le sue altre virtù.



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