Il testo attua un revisionismo storico puntuale. Riscrive la storia che segna il tempo, da cui emerge nitido il luogo di origine di Aloysius Lilius/Luigi Lilio, cioè l’Umbria, ed emergono, altresì, nel contesto ecclesiale e su Luigi Lilio contenuti mai presi in considerazione. La completezza di un argomento, infatti, ha necessità di strutturarsi e certo non tralascia tutto il processo storico di riforma del Calendario.
Circa il Calendario, nel testo sono compresi i diversi studi che avevano anticipato contenuti/calcoli di quello che sarà poi il Calendario Gregoriano. In sintesi, ‒ per completezza rimando al testo ‒, la necessità di un processo di studio sulla riforma del Calendario nasce dal Concilio di Nicea (325), procede con l’impegno e l'ingegno profuso da Dionigi il Piccolo (sec. VI). Vi lavorò successivamente, con dedizione, il Venerabile Beda (730). Già nel 1200 il Magister Cunradus de Marburch propose un anticipo di 10 giorni nel calendario, divenendo con questo un precursore della Riforma, primo antesignano della riforma Gregoriana del Calendario. Assai rilevanti furono gli studi di fr. Giovanni Maria de’ Tolosani, O.P. cui, verosimilmente spetta il merito per la migliore disposizione delle epatte. E ancora i notevoli studi svolti durante il V Concilio Lateranense (1512-1517), in cui spicca l’importante figura di Paolo di Middelburg, dei cui studi si avvalse grandemente la Commissione per il Calendario Gregoriano. Fr Giovanni Maria de’ Tolosani compose il Compendio di Sphera et machina del mondo, i cui versi rappresentano un intero sistema di riforma. Pregato poi dal Vicario Generale del suo Ordine, compose la Brevis Annotatio Emendatoria che inviò al Concilio di Trento per la riforma del Calendario. Ecco che compare fr. Giovanni Lucido Samoteo che produsse un opuscolo, la Epitome emendationis Calendarii, in cui prese quasi tutto del Tolosani. Si comprese poi che erano la stessa persona. Per il gesuita, astronomo Leonardo Ximenes, nell’Epitome emendationis Calendarii si trovano le epatte come furono poi collocate nel Calendario Gregoriano. Ximenes asserisce che al Lilio non spetta, come da molti si crede, merito alcuno circa l’invenzione dell’epatta. Non era cosa nuova, giacché, in sostanza, ne aveva parlato a lungo anche Paolo di Middelburg.
Circa i fratelli Lilio, in sintesi, ‒ per completezza rimando sempre al testo ‒, non si hanno dati certi su anno di nascita, di morte, parimenti non ci sono notizie riferite a vicende delle loro vite. A un certo punto spariscono, entrambi. Sulle date attribuite a Lilio: lo si fa nascere nell’anno 1510 – anche se Luigi Accattatis scrive che Lilio nacque nel secondo decennio del secolo XVI – e lo si fa morire nel 1574/76. Tuttavia, e per una maggiore comprensione della vita del personaggio Lilio, se papa Gregorio XIII nel 1580 affidò al card. Sirleto l’incarico di preparare un’edizione del Martirologio Romano, della cui Commissione fece parte Luigi Lilio, sembra quanto meno opportuno rivedere le supposte date di nascita e di morte di Lilius. Inoltre, il francescano Giovanni Salón, nel suo Tractatus de romani calendarii, nel fare riferimento a Lilius scrive – curiosamente ‒ Reverendiss. P. Lilij. Sorge, allora, un dubbio: per “Reverendiss. P. Lilij”, si indica un religioso o un laico? Dell’enigmatico Lilio non ci facciamo mancare niente, anche perché l’analisi storica sollecita interrogativi: Lilio è un anagramma, uno pseudonimo? Alla luce del Martirologio, qual è l’anno di nascita/morte di Luigi Lilio?, e di Antonio? Luigi Lilio è laico o religioso? Clavio riconosce Lilio come primo autore, ma il corposo lavoro del Calendario e sua difesa è frutto del gesuita Cristoforo Clavio, al punto che papa Clemente VIII, nella bolla del 17 marzo 1603, lo designa come principale autore della riforma.
L’indagine approfondisce, dunque, diversi aspetti, e induce a porsi domande.
Si giunge a delle risposte: sul luogo di origine di Lilio, e cioè l’Umbria ‒ che lo stesso Papa Gregorio XIII scrive ‒, e non, come ritenuto, la Calabria, tanto meno Cirò; sul documentato impegno per il Martirologio Romano; sul luogo della promulgazione del Calendario, che è Frascati non Monte Porzio Catone; sulla data di promulgazione e ‘modo fiorentino’ adottato da Gregorio XIII: 24 febbraio 1581; sul fatto che diversi studi avevano anticipato contenuti/calcoli di quello che sarà poi il Calendario Gregoriano.
Il testo restituisce Aloysius Lilius alla verità storica, supponendolo realmente esistito, e con aspetti della sua professione, mai tenuti nella debita considerazione. Si appura la puntualità dell’evoluzione storica con dati che la storiografia moderna non può più eludere, che costituiscono sviluppo dell’approccio critico con cui è necessario avvicinare questioni così importanti per la storia non solo della Chiesa, ma dell’umanità. Dati che innovano, direi con determinazione epocale, il tema del luogo di origine di Lilio, unitamente allo sviluppo delle questioni che nei diversi passaggi storici hanno condotto alla promulgazione del Calendario Gregoriano.
Affascina, dunque, e chiama alla riflessione l’ambivalenza della parola skèpsis che significa al contempo ‘dubbio e ricerca’. Ecco che nel dubbio si alimenta la conoscenza; nella ricerca si intercettano elementi di ragionevolezza atti alla comprensione autentica del sapere che libera da preconcetti e stantie forme di deistruzione.
Il rigore scientifico distende le ali allo scibile e apre, con autorevolezza, orizzonti di conoscenza inattesi. È sapiente il sapere solo quando è consapevole dei propri limiti, e si pone scientemente a chiedere, “chiedere cose grandi”. Et magna petis, semper!

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