giovedì 24 gennaio 2013

La tradizione nella Donna: l’armonico che completa la disarmonia






Grazie alla dualità del ‘maschile’ e del ‘femminile’, l’umano si realizza appieno. Scrive Tommaso d’Aquino: Il mondo sarebbe imperfetto senza la presenza della donna (Iª q. 92 a. 1 ad 3). Nella quaestio 93, art. 4, precisa che: sia nell’uomo sia nella donna si trova l’immagine di Dio quanto a ciò in cui principalmente consiste la sostanza dell’immagine, cioè quanto alla natura intellettiva. Il Dottore Angelico giunge alla definizione: donna è l’armonico che completa la disarmonia, cioè l’uomo.

Un’eredità culturale che s’identifica idealmente nello splendore del Creato, inteso come bello, bene, vero: bello, ovverosia armonia, “Debita proportio, claritas, integritas sive perfectio” (S. Th. I, q. 39, a. 8 co); bene, che è soprattutto il bene comune; vero che, come dice Giovanni (8, 32), fa gli uomini liberi, ed è garanzia di giustizia e pace. Giunge rinvigorente l’affermazione di R. Kipling: “Le intuizioni delle donne sono molto più vicine alla verità di quanto lo possano essere le certezze degli uomini”.  

L’intuizione del patire e non subire, alimentato dal reagire all’ingiusto, ha determinato un’ascesa dolcemente prepotente della figura femminile, in tutti gli ambiti professionali della società e testimonianze, anche dei nostri giorni, ne caratterizzano il buon pensiero e l’intelligente intendimento della vita, sostanza umana a servizio della collettività, capace di superare retaggi di tradizioni culturali assai radicati sui territori, assoggettati all’oscurante fenomeno arrogante della prevaricazione malavitosa, quant’anche a lobby settarie e corporative, portatrici d’interessi poco trasparenti, ancor meno edificanti per l’umana collettività. Dare senso all’alimento del reagire è punto fermo nella crescita della donna, che manifesta nella sua poesia la personale esistenza, espressione pura della nudità dell’animo umano, che si traduce nella bellezza della vita e, con essa, quindi, del desiderio della consapevolezza di sé. Abbiamo bisogno di certezze, di testimonianze di costrutto cui far riferimento, linfa di speranza edotta e rinnovata di cui il mondo femminile è parte protagonista. 

La frammentazione umana, alimentata da secolari malcostumi e maschili ‘poteri forti’, nei più svariati ambiti delle tradizioni culturali, nella più semplice convivenza umana e comunicazione moderna, molte volte alimentata dal ‘silenzio non reagente’, se da un lato ha contribuito alla pluralità d’informazione settoriale variegata, sorta di democrazia della conoscenza e libera espressione proporzionale, dall’altro ha portato con sé molteplici effetti pregiudizievoli. Ci troviamo di fronte a un compito affascinante e nuovo, anche perché viviamo in un mondo culturale altamente sviluppato sul piano scientifico e tecnologico. La ricerca dell’unità, dopo la frammentazione, costituisce una meta molto esigente e all’altezza dell’attuale momento storico. 

Vale la pena rompere schemi isolanti e tentare di superare così la frammentazione, facendo ‘corpo’. Di fatto ci scopriamo bisognosi della magnificenza che si esprime nell’opera del Creato, nella bellezza d’ogni sfera della natura. La riflessione che unisce nell’armonia uomo e donna, sollecita alla comprensione della dimensione complessa del valore umano e del valore dell’opera creazionale, nella quale ci imbattiamo quotidianamente, e dalla quale non possiamo trarre altro che positivo incoraggiamento.  

Non bisogna dunque avere paura di confrontarsi, è proprio in questo che matura la crescita di ogni persona, anche rimanendo su posizioni diverse, la stima è elemento che accresce l’umano convivere. E non si può non riconoscere una peculiarità di cui la donna non lesina appartenenza: la virtù della fortezza che, come dice Tommaso d’Aquino, consiste nell’ “operare fermamente”, nel rimuovere ostacoli e nel coraggio con cui affrontare le difficoltà, poiché è, innanzi tutto, una virtù improntata a verità.  

L’esempio dell’armonico femminile, anche nell’azione educatrice, è testimonianza esplicita: amando il sapere che trasmette, la donna è capace di innestare il seme fecondo e favorirne, dunque, lungimiranza intellettuale e umana, non temendo confronti, proponendo e mai imponendo, lasciando ciascuno libero, nella propria crescita e formazione, di volere o meno scegliere e discernere il bene dal male, il nostro meglio è sempre nell’esercizio della volontà che segue l’intelligenza e mai viceversa. La Persona, sia esso uomo, sia donna, è la più bella delle creature, quanto di più perfetto esiste nell’universo, siamo chiamati pertanto a nobilitarci, a sempre volare alto. E, con Kant: “Agisci in modo da trattare l’umanità tanto nella tua persona quanto nella persona di ogni altro, sempre e a un tempo come fine, e mai semplicemente come mezzo”. 

Lo sguardo genuino sul mondo del femminile prospetta, in un certo senso, l’apertura all’ammirazione, anelito di speranza, che si rafforza nella consapevolezza della conoscenza attraverso cui il dinamismo della realtà appare, nella sua essenzialità e semplicità, come carne viva in un corpo vivo, ardimento del bello in un’anima intrisa di bellezza.


* L’articolo qui riportato è un estratto da: La tradizione nella donna: l'armonico che completa la disarmonia, speranza dell'umano che si realizza nella famiglia, nella società, nell'ambito ecclesiale. Il testo integrale dell’articolo è scaricabile da Opuscolo 2012 Le donne e la predicazione, pp. 10-16. Sito: http://www.giustiziaepace.org.

[Foto: Botticelli, Venere] 


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