Ricordo che si marchiano e rimane ‘marcatore identitario’ un animale. I Calabresi sono un Popolo, non animali da ingabbiare con marchi. E, in tutti i casi, i marchi apposti sui poveri animali devono essere veri e credibili. Bisogna prendere atto che il dramma vero e reale è lo stadio in cui versa il nostro paese o crediamo davvero che l' appropriazione di 'personaggi' renda il territorio migliore e lo garantisca in sviluppo? La realtà narra altro. Il lavoro da fare è l’attendibilità morale di una politica inesistente, quanto deformante, soprattutto culturalmente!
Il Presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto reso edotto con comunicazione, 2024, cui non ha fatto seguito alcuna risposta, sull’inopportunità di perorare ciò che non è identitario di Calabria, cioè Luigi Lilio, che è originario dell’UMBRIA - è dato storico -, come mai continua a esigerlo calabrese? La sede, inoltre, di promulgazione del Calendario è Frascati e non Monte Porzio Catone. È un dato errato, e superato. Affrontai l’argomento Lilio nel 2022, iniziai a pubblicarne già nel 2023. Novità in divenire, documentate ulteriormente, si affrancheranno come dirimenti, per una santa Pasqua di resurrezione dall’inculturazione locale.
Con la prepotenza è facile imporre ciò che non è onesto politicamente, culturalmente, ci provano anche con i Santi ora è il turno di Lilio. Manca, a quanti cercano con l’arroganza di affermare il falso, di quella qualità propria di chi sa fare cultura, cioè l’umiltà che porta a riconoscere che un Bene Comune non può essere frutto di insolenza. Il gioco non funziona più, e la storia di Cirò ha altra narrazione.
Non si toglie capacità critica a chi ha desiderio di vedere che anche la propria gente, la propria terra ha speranze e può essere capace di se stessa, onestamente, senza creare problemi agli altri.
Asserisce F. Guccini: “È il tempo della Resistenza Necessaria, quella che vede insorgere topi dalla fogna con l’ambizione di imporre sistemi illiberali, malsani”, e aggiungo di ignoranza colpevole.
La democrazia, la società civile perdura grazie al dialogo e ad un linguaggio corretto. Non ha bisogno di fare passi che guardano indietro, come si vorrebbe fare, e peggio per questioni di cultura alla cui chiarezza si perviene solo studiando. E mi piace ricordare, poiché ne condivido il concetto, quanto il filosofo Habermas sostiene: il linguaggio non è soltanto uno strumento per trasmettere idee. È la condizione stessa della convivenza. Solo attraverso il dialogo, il confronto pubblico e la forza degli argomenti può nascere una Comunità Politica degna di questo nome. Da qui prende forma l’intero edificio teorico dell'agire comunicativo, fondamentale per un sistema democratico.
La politica non vive della forza, ma della ragione, e per analogia: la storia non vive della forza del prepotente, ma della ragione, di elementi di ragionevolezza che scaturiscono dalla comprensione dei fatti. Inoltre, la ragione, nella vita degli uomini, prende forma nella Parola Civile, condivisa, che non è, mai potrà essere, la prepotenza cui si vuole sottomettere la Cultura.
Dott. MARIA FRANCESCA CARNEA
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Il calendario Gregoriano, Luigi Lilio, l'Umbria e Frascati: la strada della conoscenza
DISTINTA E DISTANTE: Ode di libertà

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