martedì 30 settembre 2014

Tendere a una nuova aurora della politica

Affermava Sören Kierkegaard: L’uomo non fa quasi mai uso delle libertà che ha, come per esempio della libertà di pensiero; pretende invece, come compenso, la libertà di parola. Benvenuta la libertà di parola se, però, nel suo esprimersi, abbia un dato concreto di fattività operosa. Agere sequitur esse è principio fondante l’etica tomista e, sosteneva la grande Alda Merini, il sentimento, non è mai parola! Sono necessari, quindi, l’agire, il fare.

giovedì 11 settembre 2014

La cultura come azione politica


La cultura ha bisogno di azione, per questo la comunicazione diventa una virtù tangibile. “Non si può non comunicare” diceva Paul Watzlawick, comunicare implica una relazione, un’apertura al mondo, un voler capire e farsi capire, ma il comunicare parte da se stessi, si comunica a partire da se stessi, il cognoscimento di se lo chiamerà Caterina da Siena, che implica un conoscersi per comprendere e ancor più imparare. Non si può, dunque, non comunicare, non si può, a prescindere da se stessi.

venerdì 1 agosto 2014

Propria della carità intellettuale è la Mitezza Rivoluzionaria

La mitezza come virtù, di cui Tommaso d’Aquino ne farà un dono dello Spirito Santo ‘che si misura col volere divino e così ci garantisce una tranquillità morale’, è una virtù che sboccia sul terreno di un’altra virtù che si chiama “dominio di sé”. S. Paolo cita tra i frutti dello Spirito, l’una accanto all'altro, la mitezza e il dominio di sé (Gal 5, 22). Senza dolcezza non c’è vera libertà di linguaggio, spiegherà Giovanni Crisostomo e, aggiungo, alcuna possibilità di dialogo. Non è un paradosso, piuttosto mera verità il dire che una giusta collera è un aspetto della virtù della mitezza, poiché questa non è né priva di carattere, né inconsistente, né mielata; è la virtù della giusta collera (2 Tm 2, 25).

martedì 29 luglio 2014

L’Amore smuove le coscienze, animandole di umanità e azione

A proposito di speranza, per avere una giusta comprensione del suo contenuto, dice Tommaso d’Aquino: “La speranza, come ogni altro moto appetitivo, deriva da un certo amore, cioè dal fatto che uno ama il bene che attende. Ma non ogni speranza proviene dalla carità, bensì i soli moti della speranza formata, in forza della quale uno spera il bene da Dio come da un amico”.

giovedì 10 luglio 2014

Dignità della Persona umana

Appare sempre più chiara la necessità di partire dal concetto fondamentale di dottrina sociale della dignità della persona umana: se l’uomo è segno altissimo dell’immagine divina, se questo segno è dato dalla sua libertà soprattutto, ecco allora che la società degli uomini non può avere altro tessuto connettivo che quello della carità, una carità ovviamente che va ben oltre una solidarietà esistenzialmente necessitata. La carità, oltre che valore centrale dell’etica cristiana, è anche fonte inesausta di una vera civiltà.

giovedì 3 luglio 2014

Superare la deprecabile consuetudine del "così fan tutti"

Svegliarsi nella coscienza è necessario affinché si superi la deprecabile consuetudine del così fan tutti. Il clientelismo, vizio recidivo di ogni società, che genera connivenze e, quindi, coscienze dormienti, indica il rapporto tra chi, pur godendo dello status libertatis, si trova in condizione di dipendenza da un patronus e s’innesca, così, un legame di equivoca dipendenza. Le relazioni patronus - connivente, sono penetrate nel cuore delle istituzioni, creando scambi interpersonali, quand’anche scambi tra le organizzazioni per l’utilizzo delle risorse, elementi che hanno promosso la formazione e il mantenimento di clientele.

giovedì 12 giugno 2014

Dialettica e metodo: urge in politica conoscere la verità, ma anche saperla comunicare


La peculiarità umana consegna l'uomo alla dialettica, al dialogo, all'infinito procedere della ricerca, e il vantaggio della comunicazione orale consiste nel fatto che essa, a differenza di quella scritta, concede al discorso una infinita capacità di rivedere se stesso: l'uomo ha la capacità di cogliere la verità, tuttavia ciò che rimane provvisorio è la sua formulazione nei logoi, nei discorsi, poiché l'uomo è calato in un divenire da cui non può svincolarsi. Di fatto la condizione dell'uomo fa sì che non abbia accesso diretto alla verità eterna, seppure animato da una condizione di perfettibilità.

martedì 20 maggio 2014

L’essere umano è chiamato ai doveri prima che ai diritti


La disponibilità del potere politico a tempo illimitato è causa di ogni nocumento umano. Non si può lasciare, e per lungo tempo, che il potere di gestione della cosa pubblica viva in mano di pochi che lo gestiscono per il proprio beneficio clientelare, e a danno della collettività sofferente. Il sistema politico creato implode del suo stesso male: il clientelismo. Dove sono finiti i doveri? È lecito parlare solamente di diritti? Questo ha portato al garantismo illimitato che salvaguarda il malfattore a tutti i costi. Chi tutela le vittime che oltraggio hanno subito? Senza una pena certa da dare a chi crea danno agli altri, si alimenta sfiducia e rassegnazione e non più credito, invece, al nobile senso della giustizia umana.