mercoledì 4 novembre 2026

UNITÀ d’ITALIA: visione di una finalità spirituale della politica  

Mentre l’Italia festeggia l'Unità, la realtà sociale degli italiani, si ritrova divisa, nell'indifferenza di una sperequazione che inquieta. È necessario riscoprire, in politica, la bellezza delle parole ‘servizio’, ‘competenza’, ‘lealtà’, per non inficiare la libertà e l'Unità d'Italia. Giuseppe Mazzini fu l’ispiratore ideale, accese il sentimento nazionale, l’idea di una Italia unita e indipendente, e occorre non dimenticare che lo stesso sentimento fu in Carlo Alberto, come anche in Vittorio Emanuele II di Savoia, Padre della Patria, Primo Re d’Italia.

Una onesta revisione storica non può prescindere dalla voluta Unità d’Italia: con l’entrata in vigore dell’Armistizio di Villa Giusti il 4 novembre 1918, ebbe termine la Prima Guerra Mondiale sul fronte italo-austro-ungarico, e si completò l’unificazione nazionale con il ritorno di Trento e Trieste all’Italia.

Non bisogna dimenticare errori ma anche benefici: la Monarchia Costituzionale Italiana era già un’istituzione di libertà, lo Statuto Albertino del 1848 fu la prima costituzione democratica d’Italia. Ancor più non bisogna in alcun modo confondere Monarchia e fascismo, quest’ultimo espresse tutta la sua sistemica brutale miseria appiattendo quelle libertà che, per quasi un secolo, la Monarchia Costituzionale aveva garantito.

La storia rende chiare le questioni sociali e, oltre ogni tentativo legato a paventate ‘autonomie differenziate’, occorre fare tesoro delle conquiste politiche costate sangue per avere l’Italia Unita in una Monarchia Costituzionale, indi l’Italia referendaria che ‘scelse’ di farsi Repubblica.

Con l’autorevolezza della cultura si illumina la conoscenza, seme attraverso cui si è capaci di dare voce d’umanità politica, dignità ai territori, riscattandone autentica identità, creando progresso, pace sociale, oltre ogni volgare arroganza, alimento di mera ignoranza. E, attenzione: la storia insegna che i popoli vengono facilmente fomentati dall’insipienza, dall’incapacità critica, dalle interpretazioni particolari, dalla superstizione. Ciononostante, analisi acuta consente di acquisire conoscenza con compiutezza, apprezzarne profondità, rendere onore a progresso e conquiste di libertà. Il giurista J. Story sosteneva che le repubbliche vengono create dalla virtù, dallo spirito pubblico e dall’intelligenza dei cittadini. Al contempo falliscono quando i saggi vengono banditi dai consigli pubblici, perché osano essere onesti, e gli sconsiderati vengono premiati, perché adulano la gente, in modo da poterla tradire. 

Ogni progresso civile necessita di coscienza civica, serietà, dignità, sensori attivi per perseguire più congrua giustizia sociale, in un processo semantico di svelamento del Bene Comune.

Osare Onestà è farsi promotori di verità ascoltando lo scalpitio della coscienza poiché, scrive Papa Leone XIV in Magnifica Humanitas, 25: “La verità non è un territorio da difendere, ma un bene da condividere”. Che lo stesso desio pervada la politica in Italia, penetri quei cuori e intelletti la cui tensione è compiutamente intrisa di sinderesi. Soprattutto si levino tranquilli gli occhi sugli altrui volti, senza temenza, al fine di effondere dall’animo proprio il prestigio che mai comanda, piuttosto attrae rispetto. Ciò che noi siamo, e stiamo diventando, è ordinato all’Eternità, può venire compreso alla luce dell’Eternità. Il fine della politica non è il potere, come fu per Machiavelli, ma è il bene comune storico: il primato è alla persona, la dimensione spirituale ne è fondamento, si postula così l’auspicio di una finalità spirituale della politica.



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