martedì 1 settembre 2026

Quando la politica e sistemi malsani si servono della religione e della storia

Parlando delle proposte di modifica ai sussidi per i migranti previsti in Italia, Vannacci entra in confusione, parla di un San Paolo camerata, dando prova della non conoscenza dei contenuti della storia di Saulo e, certo, addentrarsi nello studio della morale di S. Paolo è cosa assai ardua. Il centro della teologia paolina è quello che è stato chiamato il “misticismo di Cristo”. Parla poi di fratelli e sorelle, estendendo questa dignità a ogni essere umano, senza distinzione di etnia, cultura o ceto sociale, ben consapevole del fatto che le persone contano più dei confini, come l’enciclica “Fratelli Tutti” di Papa Francesco ben chiarisce.

Mi è venuto il dubbio che il generale si sentisse così solo nell’avventura politica da aver bisogno di crearsi un amico camerata, che nulla però ha a che vedere con il San Paolo delle genti. Ecco che quando la foga del potere diventa ossessione, si serve dell’improprio, ed è facile che si cada in folgoranti visioni per destare attenzione o distrazione.

Il potere politico si serve della religione, è storia antica che puntualmente si ripresenta per porre dei falsi problemi non essendo capaci, i politici, di risolvere quelli veri. La strumentalizzazione della religione è espediente navigato, spesso criminale: dai tempi dell’imperatore Costantino e dell’apparizione in cielo della frase “In hoc signo vinces” accanto alla croce di Cristo, ai re taumaturghi francesi in cui poteri curativi miracolosi, di re privi di forza militare, venivano millantati per legittimare la propria sovranità politica attraverso la via sacrale, passando per il “Deus vult” pronunciato da Papa Urbano II che inaugurò la prima crociata.

Si arriva a abusare di tutto, vedi teoria eterodossa, non riconosciuta dalla storiografia accademica secondo cui, Aquisgrana, e la tomba di Carlo Magno, non si troverebbero in Germania ma nella Val di Chienti, nelle Marche, a spese di inculturazione storica. Eterodosso e deprecabile è, al contempo, far uso improprio di santi, di personaggi legati alla Chiesa e, troppe volte, con il colpevole silenzio della Chiesa stessa ‘distratta’, è il caso S. Nicodemo da Sikròs che lo si pretende, e a forza, nativo di Cirò (KR), nonostante storiografia accademica acclari che il luogo natio è Sikròs (RC); S. Francesco d’Assisi, per il quale esempio estremo di propaganda fu un libretto scritto da un sacerdote, d. Paolo Ardali, intitolato “San Francesco e Mussolini”, che sosteneva improbabili analogie tra i due; persino l’uso della Vergine Maria, vedi Santuario di Polsi (RC) reso sede di summit mafiosi, o della figura di Luigi Lilio, primo autore del calendario Gregoriano che, nonostante studi documentati ne sanciscano complessa storia e origine umbra, si vuole, e a forza, calabrese, di Cirò, e diventa sempre più evidente la mancanza di conoscenza della storia del territorio caratterizzato da insolente agire, che non manca di denigrare e insultare, con fare intimidatorio, chi la storia la studia e, liberamente, con cognizione di causa, ne tratta con professionalità. 

Che dire, l’intreccio fra politica, sistemi malsani e religione continua a esprimersi in forme malate prorompenti. Come asserisce Recalcati, Dio – e aggiungo, per analogia, la Conoscenza - sono ridotti a strumento ideologico, arma identitaria, discorso che non pacifica, non unisce, ma divide e uccide. Si divulga ignoranza per fini malsani.

Un assurdo che ciclicamente si ripresenta a destare confusione sociale, innestare patti clientelari, e non c’è dubbio che politicamente si cada nel ridicolo e nell’esaltazione della propria ignoranza. Di fatto, associare come fa Vannacci, la figura di S. Paolo a un camerata, termine legato storicamente a ideologie totalitarie, significa non avere minima conoscenza dell’insegnamento di S. Paolo stesso, né alcun rispetto della sacralità delle Scritture e della Storia della Chiesa. Rappresenta, tale attribuzione, un’inammissibile strumentalizzazione della fede. Parimenti, si cade nel ridicolo e nell’esaltazione dell'ignoranza anche per l’incongruente attribuzione a Luigi Lilio di essere, e per forza, calabrese. Posto che sia esistito, la storia bisogna conoscerla tutta, Lilio è umbro. Basta leggere le fonti documentate, e non interpretate, fonti mai realmente approfondite né studiate, il che avrebbe evitato il pantano di ridicole affermazioni. Lo scadere poi nell’insulto avverso chi si occupa di Cultura, scriteriato modo che evita ogni confronto, è il tipico richiamo arrogante del malcostume insano e inammissibile che strumentalizza la storia.

La strategia del divide et impera vuole essere sempre attuale. Una politica che definisco di ‘incoerente fermezza cattolica/cristiana’ cerca di prendere piede facendo sfoggio di rosari, croci, anatemi, appropriazioni e definizioni oltremodo provocatori. Ma è la solita ‘stolta arguzia’ atta a creare divisioni, suggestioni. L’analisi sociologica moderna ha verificato come le religioni conoscono un protagonismo nuovo nella sfera pubblica, vissute come smacco alla natura dell’homo viator, a ogni senso di umanesimo politico, al rispetto dell’esistenza dei popoli. E non c’è da meravigliarsi se nell’attuale epoca – in filosofia si parla di antropocene ‒ l’uomo sembra soffrire di manie di grandezza, oltre che di irresponsabilità, al punto di sostituirsi a Dio servendosene. Uomo dimentico dei suoi limiti, e della differenza sostanziale tra creatore e distruttore. Ecco che assistiamo al cambiamento climatico, alla perdita di biodiversità, alla modifica del territorio, al suo inquinamento, come anche alle esternazioni a uso strumentale su ognuno di questi aspetti, e non fa eccezione l’uso politico della religione e della sua storia.

La politica, i poteri ‘occulti’, non di meno le mafie, hanno obiettivi e scopi precisi: l’accumulo di denaro, la legittimazione pubblica di potere. Dunque, le ritualità cattoliche attraggono in quanto momenti in grado di offrire quel ‘codice a-culturale’ con cui tendono a manipolare intere comunità. Tale strategia presuppone una lunga e colpevole tolleranza da parte del potere politico e anche della Chiesa cattolica che, in più occasioni, ha permesso di non far prevalere la sostanza del messaggio evangelico sull’esteriorità dei comportamenti devoti, principale aspetto su cui fa leva l’agire politico-mafioso. Va da sé che l’uso di simboli religiosi, di personalità legate alla Storia della Chiesa è una rozza forma di marketing, slegata da una reale conoscenza e coerenza dottrinale, è cattiva storiografia che denota immoralità in chi ne usa. L’altezza e autorevolezza della Storia è ben altra cosa, come anche la Politica di costrutto.

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