Nella moderna società l’agire politico ha smarrito il senso di servizio cui è tenuta la Politica adulta. Fa apparire una conquista a favore del popolo un chiaro inganno sulle preferenze con legge elettorale. Non c’è più l’attenuante di destra, di sinistra, la politica-nana è sprovvista di idee di costrutto, ma cavalca impropriamente il potere che è chiamato a amministrare, maturandone un senso improprio di possesso, potere di amministrazione che non molla e che gestisce, come fosse cosa propria. Una sorta di totalitarismo mascherato di democrazia.
La storia della filosofia politica insegna che quando si governa e si amministra lo si fa ‘anche’ per il Popolo, per i cittadini di uno Stato che – in democrazia ‒ offrono questa possibilità a chi scende in campo per servizio allo Stato, supponendo che le idee contino. Tuttavia, nel piccolo come nel grande sistema della gestione della cosa pubblica, dal governo centrale nazionale alle amministrazioni comunali anche di piccoli paesi, il senso del possesso ha surclassato ogni senso di democrazia che, per sua natura, non implica gestione a vita ma alternanza di idee, di servizio con proposizione di progettualità composita per il degno progresso sociale e umano del territorio e della cittadinanza. Mi riferisco naturalmente non alla politica-nana volgare attuale, alla Politica alta, quella che porta a interagire tra le controparti, che mai manca di rispetto, educazione, competenza. Viviamo, di contro, l’arroganza del ‘io sono’ e se non ti sottometti servizievole sei fuori! In Calabria è il sistema più operativo, una politica-nana adottata come cifrario imprescindibile.
Ecco che dal pulpito di chi agisce arroganza viene sputato veleno e, contro ogni senso conforme a natura, modalità chiaramente invertita, atta a confondere, viene tacciato di arroganza chi esprime il desiderio di civiltà, di democrazia, di istruzione, di rispetto della cosa pubblica, di attenzione reale a persone e territori.
Parlerei di tempo socio-politico moderno, incivilmente confuso, in cui il senso politico si è invertito. Mancano ai vertici del potere Politici istruiti, sanamente attenti al senso del Bene Comune, gli attuali si sono resi del tutto ‘social’, quindi vuoti, e come tali sprovvisti di sostanza morale, incapaci di sognare e essere a servizio del proprio popolo. È la ridicola condizione che li porta a essere cantastorie, creando tifoserie insipide, irrazionali e che se la menano per inefficienza.
La domanda che un Politico è chiamato a farsi è sempre una: Che cosa possiamo fare noi per fare in modo che le cose vadano bene per tutti? Che cosa possiamo fare per risolvere questioni e non alimentare guerre, insensatezze, miseria umana, immoralità, criminalità? Che cosa possiamo fare per assicurare dignità ai cittadini, con lavoro, servizi non a singhiozzo, giustizia, sicurezza. Il coraggio all’attenzione, all’ascolto è una della qualità virtuose attualmente scomparse nel panorama politico-nano italiano, tanto al governo quanto nei singoli comuni, in cui si vivacchia consolidando un poltronificio di inefficienza.
La politica della contemporaneità non è più credibile, si è distratta dal mondo reale, lascia che criminali operino genocidio, che popoli lottino per la sopravvivenza, la propria esistenza, che candidati che hanno contrasti con la giustizia possono tranquillamente fare politica. Lo stesso concetto di democrazia non ha più valore oggettivo ma è interpretato secondo il megafono che tuona voci di inconcludenza. Eppure basterebbe un po' di formazione Politica per capire che occorre servire e non ingannare la propria gente, occorre non farsi complici di disonestà, di immoralità, occorre istruzione per non danneggiare, e ancora, una società resa ‘di pancia’, capace di vedere il prossimo come nemico e non come amico con cui interagire.
Sappiamo bene, al contempo, che un popolo istruito è il più temuto dalla politica-nana. Sussistono, a distrazione di interessi e disservizi pubblici, argomenti fantasiosi entrati nel luogo comune come per esprimere un concetto astruso fondato su niente, frutto di menti bizzarre e non scientifiche. Non ci sarebbe niente di male, in molti stati, paesi, si usa ‘ampliare orizzonti di fantasia’. Il male però sussiste, a informazione dei confusi, allorquando si usano questioni, con dolo, avverso le persone. In questo caso, e a fronte di soggetti inadatti anche a se stessi, non è fuori luogo asserire che si è di fronte a un agire criminale e abuso della cosa pubblica.
È sempre importante capire se chi esercita mandato per conto del popolo sia persona ‘democraticamente’ e ‘liberamente’ eletta, concetti che, in alcuni paesi dell’Italia, soprattutto meridionale rimangono ancora eufemismi, assumono altra accezione il ‘democraticamente e liberamente’, ovvero parentela, clientela, che distraggono dall’occuparsi di non disonorare il mandato e la credibilità del territorio. Occorre sapersi opporre alla stoltezza dell’arroganza criminale, dell’ignoranza che patisce invidia, con ossessione. Il progresso di una realtà socio-politico-culturale, consiste nella capacità di convenire sui fatti/servizi prima che sulle opinioni. Se in una comunità a imporsi, a comandare, sono le ‘emozioni’ e i fatti/servizi smettono di contare, si è di fronte a un regresso della civiltà. La politica emotiva non è politica!
La politica emotiva non è politica, l’emotività non è il soggetto della politica, soggetto della politica è, piuttosto, l’intelletto speculativo che induce all’azione responsabile, all’esercizio pratico della “carità intellettuale”, soprattutto ponendo al centro della sua azione la Persona. Fino a che non si comprenderà ciò, non potrà credere di migliorare la società senza il necessario impegno per il raffinamento delle persone. È dalla conversione del cuore, da una presa di coscienza, che scaturisce la sollecitudine per l’uomo che fa avvertire come onere l’impegno per risanare le istituzioni, gli organismi, le condizioni di vita antitetiche alla dignità umana.
Cf. Maria Francesca Carnea, SOCIOLOGIA E SPIRITUALITÀ DELLA COMUNICAZIONE POLITICA, 2025.

Nessun commento:
Posta un commento